sabato, luglio 31, 2004

Un tacito turbinio di fiori opachi, venendo da un gruppo di alberi sfiorenti, fluttuava nella luce del sole; e il fiato che lo reggeva era così tenue che non una foglia si muoveva. il verde del tappeto erboso invece di recarne le ombre pareva oscurarsi dall’interno come un occhio. Tutt’intorno piante e cespugli, dalla giovane estate rivestiti prodigamente di tenere fronde, sorgevano di fianco o formavano lo sfondo, dando l’impressione di spettatori sbalorditi che, sorpresi e ammaliati nei loro abiti estivi, prendessero parte al corteo funebre e alla festa della natura. Primavera e autunno, linguaggio e silenzio del creato, e anche incanto di vita e di morte erano intrecciati nel quadro; i cuori sembravano arrestarsi, essere strappati dal petto, per unirsi al silenzioso aereo corteggio: Agathe ricordò la frase di un mistico: “Allora il cuore mi fu tolto dal petto”.

Le vennero in mente altri detti...: “Sei tu stesso, o non lo sei? Non so dove io sia; né voglio sapere!” “Ho vinto tutte le mie facoltà, fino all’oscura forza! Amo, e non so chi! Ho il cuore pieno d’amore e vuoto d’amore a un tempo!”

Il tempo s’era fermato, un millennio era lieve come l’aprirsi e il chiudersi di un occhio, era giunto al Regno Millenario... . Si chiama anche il Regno dell’Amore, questo Agathe lo sapeva pure; ma solo per ultimo ella pensò che i due nomi sono tramandati fin dai tempi della Bibbia e indicano il regno di Dio sulla terra, il cui prossimo avvento è inteso in senso perfettamente reale... . “Bisogna starsene quieti quieti, - le diceva una voce. - Non lasciar posto a nessun desiderio, neanche a quello di far domande. Bisogna spogliarsi anche dell’accortezza con cui si bada ai propri affari. Privare il proprio spirito di tutti gli strumenti e impedirgli di servire di strumento. bisogna togliersi il sapere e il volere, liberarsi della realtà e del desiderio di volgersi a essa. Concentrarsi in sé, finché mente, cuore e membra siano tutto un silenzio. Se si attinge così la suprema abnegazione, allora infine il fuori e il dentro si toccano, come se fosse saltato via un cuneo che divideva il mondo...!” (Musil - USQ)

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lunedì, luglio 19, 2004

“Ci si può chiedere, in confidenza, perché il tempo non passa, non ci lascia, perché si ammucchia tutto intorno a noi, istante su istante, da ogni parte, …”

(L’innominabile - S. Beckett)

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lunedì, luglio 19, 2004

Ci resta, forse,

un albero, là sul pendio,

da rivedere ogni giorno;

ci resta la strada di ieri,

e la fedeltà viziata d’un abitudine

che si trovò bene con noi e rimase, non se ne andò.

(Rilke - Prima Elegia duinese)

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giovedì, luglio 08, 2004

Il sogno di essere due creature e una sola...: in verità l’effetto di questa fantasia in certi momenti non era diverso da quello di un sogno uscito dai confini della notte, e anche adesso ella oscillava tra fede e negazione in uno stato d’animo cui la ragione non poteva più dar ordini. Era innanzi tutto l’insindacabile struttura dei corpi che respingeva il sentimento indietro nella realtà. Questi corpi davanti allo sguardo indagatore sciorinavano il loro essere, poiché si amavano, in meraviglie ed estasi che si rinnovavano come una ruota di pavone trascinata nei gorghi del desiderio; ma appena lo sguardo si staccava dai cento occhi dello spettacolo che l’amore dà all’amore, e cercava di inoltrarsi verso l’essere che, dietro l’apparenza, pensava e sentiva quei corpi si trasformavano in carceri crudeli... . Fuori dalle finestre la pioggia seguitava a riempire l’aria con una cortina palpitante di gocce e con rumori addormentanti attraverso la cui monotonia la desolazione scorreva giù dai cieli. Sembrava ad Agathe che fossero secoli che il suo corpo era solitario, e il tempo fluiva come se defluisse insieme con la pioggia. (Robert Musil - L’uomo senza qualità)

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giovedì, luglio 08, 2004

L’assente deve essere presente in quanto la maggior parte della verità risiede nell’assente.

Je dis: une fleur! et, hors de l’oubli où ma voix relègue aucun contour, en tant que quelque chose d’autre que les calices sus, musicalement se lève, idée même et suave, l’absente de tous bouquets1.

Io dico: un fiore ! e dall’oblio nel quale la mia voce esilia ogni forma, in quanto diversa dalle corolle note, sorge musicalmente, idea pura e soave, il fiore che manca a ogni mazzo.

Nel linguaggio autentico, la parola

N’est pas l’expression d’une chose, mais l’absence de cette chose… Le mot fait disparaître les choses et nous impose le sentiment d’un manque universel et même de son propre manque2.

Non è l’espressione di una cosa, ma l’assenza di tale cosa… La parola fa scomparire le cose e ci impone il sentimento di un’insufficienza universale e anche della sua stessa insufficienza.

1 Mallarmé

2 Maurice Blanchot

(Herbert Marcuse , 1960)

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mercoledì, luglio 07, 2004

Non che piovesse, ma uno sgocciolio, ogni cosa sgocciolava, il giorno sarebbe sorto, lo fece, no, gocce e gocce tutto il giorno, niente sole, luce immutabile, non un filo di vento, fino a notte, poi buio, un vento leggero, scorgevo qualche stella, avvicinandomi a casa. (Beckett – Da un’opera abbandonata)

Le parole “gocce di silenzio attraverso il silenzio”, come si dice di esse nell’innomable. Simboli della fragilità trasmutati in fondamenta indistruttibili”.

Il testo francese Sans si intitola in inglese Lessness, vocabolo forgiato da Beckett… dissi una sera a Beckett che non sarei andato a dormire prima di averne trovato in francese un equivalente degno… Avevamo prospettato insieme tutte le forme possibili suggerite da sans e da moindre. Nessuna ci era parsa avvicinarsi all’inesauribile Lessness, mescolanza di privazione e d’infinito, vacuità sinonimo di apoteosi… Fummo d’accordo che si doveva abbandonare la ricerca, che non c’era sostantivo francese capace di esprimere l’assenza in sé, l’assenza allo stato puro, e che bisognava rassegnarsi alla miseria metafisica di una preposizione.

E’ sempre loro malgrado che gli spiriti segreti tradiscono il fondo della propria natura. Quella di Beckett è così impregnata di poesia da confondersi con essa. (Cioran – Beckett. Alcuni incontri)

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martedì, luglio 06, 2004

Chimera la luce sempre e soltanto aria grigia senza tempo nessun rumore. Spazi senza fine terra cielo confusi tutto immobile non un rumore. Lo bagnerà la pioggia come nei giorni benedetti dell’azzurro la nuvola passeggera. Cielo grigio nessuna nuvola nessun rumore tutto immobile terra sabbia grigio cenere. (Beckett – Senza)

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sabato, luglio 03, 2004

Rimasto solo guardò il suo cielo oscurarsi, le tenebre farsi man mano più perfette. E i suoi occhi non abbandonarono l'orizzonte inghiottito perchè, per esperienza, ne conosceva i soprassalti. Nell'oscurità udiva meglio anche, udiva rumori che il lungo giorno gli aveva nascosto, dei mormorii umani, ad esempio, e la pioggia sull'acqua. (Beckett - Mercier e Camier)

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