mercoledì, settembre 29, 2004

“Se è vero che i soli paradisi sono quelli perduti, so come chiamare la cosa tenera e inumana che è oggi in me... Non voglio rimuginare felicità. E’ molto più semplice e facile. Perché, delle ore che riporto verso di me dal fondo dell’oblio, s’è conservato soprattutto il ricordo intatto di una pura emozione, di un istante sospeso nell’eternità. Solo questo è vero in me e lo so sempre troppo tardi. Ci piace la flessione di un gesto, l’opportunità di un albero nel paesaggio. E per ricreare tutto questo amore, abbiamo solo un particolare, ma sufficiente: un odore di stanza troppo a lungo chiusa, il suono strano di un passo in strada. Lo stesso per me. E se allora amavo dandomi, alla fine ero io perché c’è solo l’amore che ci restituisca a noi stessi”. (Camus - Il rovescio e il diritto)

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domenica, settembre 26, 2004

Vedi, il vino rosso non basta, in me si aggira l’incorreggibile, preistorico, acuto…

(Paul Celan)

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domenica, settembre 26, 2004

L'ospite

 

Molto prima di sera

da te s’installa chi scambiò il saluto col buio.

Molto prima di giorno

costui si ridesta

e attizza, prima di partire, un sonno,

un sonno, echeggiante di passi:

tu l’odi misurare lontananze

e laggiù scagli la tua anima.

 

(Paul Celan)

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mercoledì, settembre 22, 2004

«… ça me rappelle florence jardins boboli cappella pazzi blanche et bleue banc de pierre sur lequel je couche j’ouvre les yeux je les vois vitreux marc luc jean mathieu et je m’endors là protégé par eux… » (Sollers – Paradis)

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domenica, settembre 19, 2004

“Gli occhi azzurri sbiadiscono. Nell’infanzia sono color fiordaliso, con gli anni si trasformano in occhietti grigio azzurri torbidi e sporchi, da filisteo, o diventano i vitrei tentacoli dei giudici istruttori e delle guardie, o ancora si trasformano negli occhi d’acciaio dei soldati: ci sono molte sfumature. E molto di rado gli occhi conservano il colore dell’infanzia...”. (V. Salamov)

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sabato, settembre 18, 2004

La morte è la solitudine delle persone amate,
questa nebbia intorno a loro che nessuna
tenera parola può attraversare.
La morte è dolore e la disperazione
nelle stesse parole che furono l'ebbrezza
della felicità.
La morte sono i pianti che sgorgano
ascoltando una parola che voleva dire amore.

(Joe Bousquet - L'amour et la vie)








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sabato, settembre 18, 2004

"... il riposo dell'abisso" (Ruysbroek)

Dai "Frammenti..."

 

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giovedì, settembre 16, 2004

Amare, significa essere assenti da se stessi. (Joë Bousquet)

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giovedì, settembre 16, 2004

Forse cerco solamente la felicità e l’oblio della morte. (Joë Bousquet a Simone Weil)

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giovedì, settembre 16, 2004

La vita dello Spirito non è quella che si riempie d’orrore dinnanzi alla morte e si preserva integra dal disfacimento e dalla devastazione, ma è quella vita che sopporta la morte e si mantiene in essa. (Hegel – Fenomenologia dello Spirito)

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mercoledì, settembre 15, 2004

Ieri sera, tra il sonno, una frase mi attraversò la mente: “Quando una creatura degna del tuo amore rifiuta di incontrarti in un punto, è perché ti aspetta in un punto più alto”. (Cristina Campo – Lettere a Mita)

 

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lunedì, settembre 13, 2004

O gioia, gioia, gioia…

C’era ancora gioia

in quest’assurda notte

preparata per noi?

(Pasolini – Splendore)

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domenica, settembre 12, 2004

Il dolore era allora in me quanto restava di una vita tumultuosa… Presentivo qualcosa di vuoto, di nero, di ostile, di gigantesco… ma non più me stesso. (Bataille – L’azzurro del cielo)

Il cielo era di un azzurro intenso, ma tutto si svolgeva come se stesse per scoppiare un temporale. (Bataille – L’azzurro del cielo)

Non vedevo nulla, imprigionato nel tempo, nell’istante, nella pulsazione del sangue… (Bataille – L’azzurro del cielo)

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sabato, settembre 11, 2004

La scrittura non è mai stata retaggio del capitalismo. Il capitalismo è profondamente analfabeta. (Gilles Deleuze)

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sabato, settembre 11, 2004

Nel linguaggio, aspettazione e adempimento si toccano. (Wittgenstein)

 

Donato da Farouche

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mercoledì, settembre 08, 2004

Come mai accade che, dal momento in cui un essere umano dimostra di aver poco o punto bisogno di un altro, quest’ultimo si allontana? Pesantezza. (Simone Weil – L’ombra e la grazia)

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lunedì, settembre 06, 2004

Nessuno può amare solo l’amore di cui ha bisogno. (Carlo Michelstaedter)

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lunedì, settembre 06, 2004

In ogni determinazione presente (il ghiaccio) la volontà dell’uomo crea la prossima vicinanza per l’affermarsi di un’altra determinazione (la rosa). La volontà si nutre del futuro in ogni vuoto presente. Nel ghiaccio c’è già la previsione della rosa.

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domenica, settembre 05, 2004

Nella mia vita, io incontro milioni di corpi; di questi milioni io posso desiderarne delle centinaia; ma, di queste centinaia, io ne amo uno solo: L’altro di cui io sono innamorato mi designa la specialità del mio desiderio. (R. Barthes – Frammenti di un discorso amoroso)

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domenica, settembre 05, 2004

Come un sentiero d'autunno. appena è tutto spazzato, si copre nuovamente di foglie secche. (Kafka - Aforismi di Zurau)

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domenica, settembre 05, 2004

Se presupponi l'uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, potrai scambiare amore soltanto con amore, fiducia solo con fiducia. ... Se tu ami senza suscitare una amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d'amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un'infelicità.

(Karl Marx)

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domenica, settembre 05, 2004

“Ho cinquantasei anni. Moltiplicandoli per ogni anno di fatica, ricavo zero. No, c’è di peggio. Moltiplicandoli per ogni anno di amore, per ogni anno di speranza, ottengo ancora zero”. (Rozanov)

 

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domenica, settembre 05, 2004

Quando non si ha immaginazione, morire è poca cosa, quando se ne ha, morire è troppo. Ecco il mio parere. Non avevo mai capito tante cose in un colpo solo. (Céline - Viaggio al termine della notte)

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domenica, settembre 05, 2004

Il vero atto del lutto, non è soffrire per la perdita dell’essere amato; è constatare un giorno, sulla pelle della relazione, simile a una minuscola macchia, il sintomo di una morte sicura: per la prima volta io faccio del male a chi amo, senza volerlo, certo, ma anche senza darmi eccessiva pena. (R. Barthes - Frammenti di un discorso amoroso)

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domenica, settembre 05, 2004

Se immaginiamo che qualcuno goda di una certa cosa, che uno solo può possedere, ci sforzeremo di fare in modo che egli non la possegga.

(Etica: III, 32)

 

Le cose umane andrebbero assai più felicemente se fosse ugualmente nel potere dell'uomo tanto tacere quanto parlare.

(Etica: III, 2)

 

Chi soltanto per affetto fa il tentativo che gli altri amino quel che egli stesso ama e che altri vivano secondo la sua tendenza, agisce solo d’impulso e perciò è odioso soprattutto a coloro ai quali piacciono altre cose […] Colui il quale, invece, si sforza di guidare gli altri con la ragione, non agisce d’impulso ma umanamente e benignamente ed è massimamente saldo di Mente.

(Etica: IV, 37)

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sabato, settembre 04, 2004

La guerra insomma era tutto quello che non si capiva. (Cèline – Viaggio al termine della notte)

 

Mai mi ero sentito così inutile come in mezzo a tutte quelle pallottole e le luci di quel sole. Una immensa, universale presa in giro. (Cèline – Viaggio al termine della notte)

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sabato, settembre 04, 2004

Il potere è detenuto da una classe dominante definita dai suoi interessi. (Deleuze)

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sabato, settembre 04, 2004

“Ovunque, in ogni dove, vi sono capi, centri di potere, siano questi imponenti o minuscoli, gruppi di oppressione o di pressione; ovunque si odono voci ‘autorizzate’, che si autorizzano a farsi portavoce del discorso di ogni potere: Il discorso dell’arroganza”. Il potere è dappertutto “non solo nello Stato, … ma anche… nelle opinioni comuni, nello spettacolo, nello sport, nelle informazioni, nei rapporti familiari e privati: io chiamo discorso di potere ogni discorso che genera la colpa, e di conseguenza la colpevolezza, di colui che lo riceve”. “L’oggetto in cui, da che mondo e mondo, s’inscrive il potere, è: il linguaggio – ovvero, per essere più precisi, la sua espressione obbligata: la lingua”. “Se chiamiamo libertà la forza di sottrarsi al potere, ma anche e soprattutto la volontà di non sottomettere nessuno, allora è chiaro che può esservi libertà solo al di fuori del linguaggio”. “Non resta altro che barare con la lingua. Questa truffa salutare, questa finezza, questa magnifica illusione che permette di concepire la lingua al di fuori del potere, nello splendore di una rivoluzione permanente del linguaggio, io la chiamo: letteratura”. “Per letteratura io intendo… il complesso grafico delle tracce di una pratica: la pratica dello scrivere. In essa, io ho perciò di mira essenzialmente il testo, ossia il tessuto di significati che costituisce l’opera, poiché il testo è precisamente la parte emergente della lingua e perché è all’interno della lingua che la lingua deve essere combattuta: non già attraverso il messaggio di cui essa è lo strumento, ma attraverso il gioco delle parole di cui essa è il teatro. Io posso quindi dire indifferentemente: letteratura, scrittura o testo”. “La letteratura non dice che essa sa qualcosa, ma che sa di qualcosa, o meglio: che ne sa qualcosa – che la sa lunga sugli uomini”. “Sapientia, la sua etimologia: nessun potere, un po’ di sapere, un po’ di saggezza, e quanto più sapore possibile”. (Dalla lezione inaugurale di R. Barthes al Collège de France sul rapporto tra lingua e potere)

 

 

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venerdì, settembre 03, 2004

I ricchi non hanno bisogno di uccidere con le loro mani per mangiare. Fanno lavorare gli altri, come si dice. Il male non lo fanno loro stessi, i ricchi. Loro pagano. Si fa di tutto per piacergli e tutti sono contenti.

Ondate incessanti di esseri inutili vengono dal fondo dei tempi a morire in continuazione davanti a noi, e tuttavia restiamo lì, a sperare qualcosa… Nemmeno capaci di pensare la morte che siamo.

I ricchi, è facile divertirli, bastano degli specchi per esempio, perché ci si possano contemplare….

I miei clienti, loro, erano degli egoisti, dei poveri, materialisti tutti immiseriti nei loro sporchi progetti di pensione….

Non avevo la macchina io come la maggior parte degli altri medici dei dintorni, ed era anche come una malattia ai loro occhi il fatto che andavo a piedi.

Non appena venivano eccitati un po’ i miei malati, e i colleghi non andavano al risparmio, si vendicavano si sarebbe detto di tutte le mie cortesie, di com’ero servizievole, disponibile. Tutto questo è normale. Il tempo passava lo stesso.

Faremo sempre una gran fatica con i sentimenti. Innamorarsi è niente, è restare insieme che è difficile.

Tutte le nostre disgrazie nascono dal fatto che ci tocca restare Jean, Pierre o Gaston ad ogni costo durante ogni genere d’anni. Il corpo che abbiamo, travestito da molecole convulse e banali, si rivolta tutto il tempo contro questa farsa atroce del durare. Vogliono andarsi a perdere le nostre molecole, il più in fretta possibile, in mezzo all’universo le carine! Soffrono d’essere soltanto “noi”, cornuti dell’infinito.

Se uno voleva un tempo triste e adatto alle confidenze non poteva chiedere di meglio del tempo che faceva fuori. Si sarebbe detto tanto era brutto il tempo, e in una maniera così fredda, così insistente, che uno non lo avrebbe più rivisto il resto del mondo uscendo, che sarebbe fuso il mondo, dal disgusto.

(L-F. Céline – Viaggio al termine della notte - pp. 369 – 374)

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venerdì, settembre 03, 2004

… e mi so incorreggibile nel perseguire la mia mania di verità

(non so se si tratta poi di verità, o di amore per essa: ma che sia una mania

questo è certo: forse autolesionismo, forse attaccamento alla mia sorte

di eletto, destinato a scegliere tra volgarità e idealismo).

(Pier Paolo Pasolini – Trasumanar e organizar)

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