lunedì, ottobre 25, 2004

Nuit interminable, comme le sont les rêves dans la fièvre. L’orage quand je rentrais…, un orage d’une violence effrayante… jamais je ne me sentis plus petit. Tantôt le tonnerre roulait, alors il s’écroulait de tout côtés, tantôt il tomait droit, en furie : il y avait un vacillement de lumières se déchirant en des craquements qui aveuglaient. J’était si faible à ce moment-là que je tremblais de n’être plus sur terre : j’étais dans la grandeur céleste où la maison vibrait comme une lanterne de verre. L’élément liquide également, l’écroulement des eaux du ciel… plus de terre : un espace sonore, renversé et noyé de rage. L’ouragan était  lui-même interminable.. j’aurais voulu dormir, mais l’éblouissement d’un éclair me mettait la vue à vif. Je m’éveillais de plus en plus et la chute de la foudre en claquant ouvrait cet éveil à une sorte de terreur sacrée. La lumière était éteinte depuis longtemps. Soudain elle se ralluma et aussitôt je l’éteignis. A ce moment je vis une raie de lumière sous la porte. (Georges Bataille – L’abbé C.)

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giovedì, ottobre 21, 2004

Ces chambres en enfilades, ces ruelles et ces corridors de Pieter de Hooch et de Vermeer, ce rayon intravasé, ce miroir comme un œil secret où se peint quelque chose d’extérieur et d’exclu, ils nous invitent mieux qu’un traité d’ascétisme, au recueillement, à l’exploration de nos profondeurs et à l’inventaire de nos arrière-boutiques, à la conscience de notre intimité, à l’attouchement de notre secret ontologique, à ce regard qui précède le pas à travers ces chambres prenant jour sur un jardin clos (comme le charmant petit musée de Harlem) qui se commandent l’une à l’autre, à cette vérification de notre ensemble cellulaire. (Paul Claudel – L’œil écoute)

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mercoledì, ottobre 20, 2004

Noi siamo posti nella vita come l’elemento più conforme a noi, e inoltre per adattamento millenario ci siamo tanti assimilati a questa vita, che, se ci teniamo immobili, per un felice mimetismo appena ci si può distinguere da tutto quanto ci attornia. Noi non abbiamo alcuna ragione di diffidare del nostro mondo, ché non è esso contro di noi.. E se ha terrori, sono nostri terrori; se ha abissi, appartengono a noi questi abissi, se vi sono pericoli, dobbiamo tentare di amarli. […] Forse ogni terrore è nel fondo ultimo l’inermità, che vuole aiuto da noi. (Rilke – Lettere a un giovane poeta)

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venerdì, ottobre 15, 2004

Certe sere in cui l'ombra cominciava a inondare di una grande tristezza muta le vigne e gli olivi della campagna fiorentina. Ma in questo paese la tristezza non è mai altro che un commento alla bellezza. E nel treno che filava nella sera, sentivo qualcosa sciogliersi in me. Posso pensare oggi che, avendo il volto della tristezza, si chiamasse nondimeno felicità?"( Camus - Il rovescio e il diritto)

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venerdì, ottobre 15, 2004

Al pari della creazione anche la morte del sistema solare avverrà con maestoso splendore. (Blaise Pascal)

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venerdì, ottobre 15, 2004

“Il paesaggio non svanisce, si insedia nei luoghi aperti del cuore; fa ressa, si accumula, spossessa”. (Miller)

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venerdì, ottobre 15, 2004

Un professore di logica domanda a Kaspar Hauser se un viandante che cammina su una strada proviene da un paese dove vivono solo bugiardi o da un paese dove si dice solo la verità. Non si sa da dove viene, ma con una sola domanda lo si può scoprire. Logicamente, la questione non è molto semplice da risolvere, perché, se gli si chiedesse direttamente se proviene dal paese delle bugie, quello del paese della verità direbbe "no", ma anche quello del paese delle bugie direbbe "no", perché mente. L'enigma, dunque, va risolto diversamente, attraverso una doppia negazione si deve costringere anche il bugiardo alla verità. Quindi gli si può chiedere: se tu venissi da un altro paese, risponderesti di no alla domanda se sei del paese dei bugiardi? Kaspar, però, propone un'altra soluzione: gli espediente logici non lo sfiorano neppure e quindi dice: "Io gli domanderei se è una pulce!". E', come si vede, una domanda del tutto intuitiva, nata dalla pura fantasia, che porta però ad una soluzione veritiera. Werner Herzog - L'enigma di Kaspar Hauser Jeder fur sich und Gott gegen alle (1974)

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venerdì, ottobre 15, 2004

Se l’intuizione estetica non è se non l’intuizione Intellettuale divenuta oggettiva, s'intende da sé che l’arte sia l’unico vero ed eterno organo e documento insieme della filosofia, il quale sempre e continuamente di nuovo attesta quel che la filosofia non può rappresentare esternamente, cioè l’inconscio nell'agire e nel produrre e la sua originaria identità con il conscio. L'arte appunto perciò è per il filosofo quanto vi è di più alto, poiché essa gli apre per così dire il santuario, dove in eterna e originaria unione arde come in una sola fiamma ciò che nella natura e nella storia è separato, e ciò che nella vita e nell’azione e nel pensiero deve fuggire se stesso eternamente. La visione che il filosofo si fa artificialmente della natura è per l’arte la visione originaria e naturale. Ciò che noi chiamiamo natura è un poema, chiuso in caratteri misteriosi e mirabili. Ma se l’enigma potesse svelarsi, noi vi riconosceremmo l’odissea dello spirito, il quale, mirabilmente ingannato, cercando sé stesso fugge se stesso; giacché attraverso il mondo sensibile il senso si mostra solo come attraverso parole, e solo come attraverso nebbia semitrasparente traluce quella terra della fantasia alla quale aspiriamo. Ogni splendido quadro nasce quasi per il fatto che si abolisce la parete invisibile che separa il mondo reale dal mondo ideale, e non è se non l’apertura attraverso la quale si rivelano in pieno risalto le forme e le regioni di quel mondo della fantasia, il quale solo imperfettamente traspare attraverso il mondo reale. La natura è per l’artista non più di quello che è per il filosofo, cioè nient'altro che il mondo ideale che appare tra continue limitazioni, o nient'altro che il riflesso imperfetto d'un mondo che esiste non fuori di lui, ma in lui. [...] (Schelling -Sistema dell'idealismo trascendentale).

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categoria:frammenti, filosofia
venerdì, ottobre 15, 2004

“Era tarda sera quando K. Arrivò. Il paese era affondato nella neve. La collina non si vedeva, nebbia e tenebre la nascondevano, e non il più fioco raggio di luce indicava il grande Castello. K. Si fermò a lungo sul ponte di legno, e guardò su nel vuoto apparente”. (Kafka – Il castello)

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categoria:letteratura, frammenti
lunedì, ottobre 11, 2004

«La tua solitudine

è un alfabeto di scoiattoli

ad uso delle foreste».

( JabèsLa clef de voûte, in Je bâtis ma demeure ).

Come il deserto e la città, la foresta, in cui brulicano i segni impauriti, esprime senza dubbio il non-luogo e l’erranza, l’assenza di strade prestabilite, l’erezione solitaria della radice offuscata, fuori dalla portata del sole, verso un cielo che si nasconde. Ma la foresta, oltre la rigidità delle righe, degli alberi in cui si impigliano le lettere smarrite, è anche il legno che l’incisione poetica incide.

«Essi incidevano il frutto nel dolore dell’albero

della solitudine…»

(Jacques Derrida – La scrittura e la differenza)

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lunedì, ottobre 11, 2004

“Tu scrivi per aprire con la tua solitudine un largo sentiero verso altri”. (Joe Bousquet)

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venerdì, ottobre 08, 2004

“L’infinito e vuoto cielo astronomico non assomiglia più al cielo di Dante, al cielo medievale. Si comprende l’orrore che ispirava a Pascal l’infinità degli spazi. L’uomo si perde in tali spazi infiniti, che non hanno la struttura del cosmo. Ma si rifugia nel suo vasto mondo psichico umano, s’addentra ancor più nella terra, teme di staccarsi da lei, teme l’infinito a lui straniero. (Berdjaev – La concezione di Dostoevskij)

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martedì, ottobre 05, 2004

“L’amore era molto femminile, la fede molto maschile, solo la speranza è sempre infantile; solo in essa il ‘diventare come bambini’ incomincia ad adempiersi nella cristianità.” (F. Rosenzweig – La stella della redenzione)

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sabato, ottobre 02, 2004

Mnemosyne

Un signe, tels nous sommes, et de sens nul,

Morts à toute souffrance, et nous avons presque

Perdu notre langage en pays étranger.

Car lorsque un débat règne au ciel

A’ propos des humains et que les lunes

Vont leurs cours, imposantes, la mer

Elle aussi parle et les fleuves doivent

Se chercher une voie. Mais Quelqu’un demeure

Indubitable. Il peut, chaque jour, changer

Le cours des choses. A’ peine lui faut-il

Un décret. Et la feuille bruit alors et, près des glaciers, les chênes

Agitent leurs rameaux. Car les maîtres du ciel n’ont point

Toute-puissance. Oui, les mortels avant eux atteignent

Le bord du gouffre. Ainsi l’écho change

Avec eux. Le temps

Est long, mais voici paraître

Le vrai.

(Hölderlin)

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sabato, ottobre 02, 2004

“Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te.” (Kafka – aforismi di Zürau))

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