giovedì, dicembre 30, 2004

E quando le pieghe del vestito escono dalla pittura, è sotto la forma sublime che Bernini dà loro con la scultura, nella quale il marmo conduce e coglie all’infinito pieghe che non si spiegano più attraverso il corpo, ma con un’ avventura spirituale capace d’infiammarlo… Questa liberazione delle pieghe, che non riproducono più semplicemente un corpo finito, si spiega facilmente: un terzo, dei terzi si sono introdotti tra il vestito e il corpo, gli Elementi. Non è nemmeno necessario ricordare che l’acqua e i suoi fiumi, l’aria e le sue nuvole, la terra e le sue caverne, la luce e i suoi fuochi sono di per sé pieghe infinite, come dimostra la pittura di El Greco. Basta considerare piuttosto la maniera in cui il rapporto tra il vestito e il corpo viene ora mediato, disteso, allargato dagli elementi. Forse la pittura ha bisogno di uscire dal quadro e di diventare scultura per raggiungere appieno quest’effetto… E non è forse il fuoco, soprattutto, e soltanto, che è racchiuso nelle straordinarie pieghe della tunica della Santa Teresa del Bernini? È un altro tipo di pieghe che avvolge il corpo della beata Ludovica Albertoni, che rinvia ad una terra profondamente lavorata. Infine, l’acqua stessa piega, e lo stretto, l’aderente sono ancora una piega d’acqua che rivela il corpo ancor meglio della nudità. (Deleuze)

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giovedì, dicembre 30, 2004

Il mito del labirinto cretese e del filo d’Arianna stranamente ci appare come un simbolo pertinente alla natura del Logos, e già Platone ha richiamato il Labirinto a proposito delle tortuosità della ragione. […] Si snoda così una rete multiforme con infiniti centri di irraggiamento: un labirinto. Ciò che salva dai suoi meandri – il filo d’Arianna – è la parola, l’acquietamento di quell’agitato e inesausto impulso ad astrarre, connettere dedurre, l’appiglio insperato in quel pozzo dell’astrazione. La parola unifica e ferma un universale ripetutamente sperimentato nell’interiorità; attraverso la parola la memoria ritorna indietro, ritrova e ripercorre gli oscuri corridoi e cunicoli già superati. Brancolando con l’aiuto di questo filo – e allora davvero la parola soccorre come la figlia di Minosse – si può tentare, e soltanto così, di disegnare il percorso di quel labirinto – e uscirne. (Colli)

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giovedì, dicembre 16, 2004

“E sopra di loro, sopra i loro passi incerti, sopra l’oscurità violacea, si libra, ad ali spiegate, l’angelo custode, la ninfa dei sogni infantili, la donna-farfalla, Chrysidia bellona. Dalla sua tunica rosata spuntano solo le dita dei suoi piedi divini, mentre l’arcobaleno delle sue ali termina alla sommità in uno splendore di fiamma”. (Danilo Kiš – Giardino, cenere)

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giovedì, dicembre 16, 2004

Diamant, Saphir, Rubis, Émeraude, Sardoine, Sarde, Chrysolithe, Béryl (Aigue-marine), Topaze, Chrysoprase, Hyacinthe, Améthyste.

Diamante. Roveto: grido interiore in cui si ripercuotono i sette colori dell’iride.

Zaffiro. Il Verbo: colore del firmamento, colore profondo, occhio eternamente aperto, abisso della visione.

Rubino. Carbone ardente: è il fuoco portato nel mondo, purificatore delle labbra. Sangue divino, illuminazione e glorificazione della carne.

Smeraldo. Passione: bosco verde. Il verde è un colore composito, un accordo vicino alla dissoluzione. Nome che ha la stessa origine di vita, colore dell’erba e della foglia, umile unione di cielo e di terra.

Calcedonio (Agata, Onice). Spirito: Pietra opaca. Interno nero, parte centrale bianca, esterno rosso. Discesa di Cristo agli inferi attraverso il limbo. Immagine delle barriere che delimitano il mondo interiore, il male in noi essendo ciò che è più lontano dalla luce.

Corniola. Gloria: colore bruno arancio, tendente al rosso, ovvero nascita progressiva della gloria attraverso l’opacità. Resurrezione attraverso la quale il Cristo ha glorificato la terra, terra rossa che è il nome di Adamo.

Crisolito (Olivina). Ascensione: trasparente, colore giallo chiaro. Oro translucido simile al vetro, segno del Regno secondo l’Apocalisse. Giallo complementare al blu. Materia duttile al raggio che l’illumina.

Acquamarina. Giudizio dei vivi e dei morti: nell’acqua di mare diventa invisibile, come l’anima che si perde in Dio. Cristallo puro dove si muove un blu chiaro o un verde pensiero. Anime senza pareti per lo sguardi divino. Dal fondo dell’essere, sale all’incontro con la luce una sorta di nuvola. Non più i fuochi spirituali del diamante, ma l’esitazione del blu in un corpo liquido. È l’ombra di cui noi siamo capaci. Riserva suprema di una coscienza interrogata. Trasparenza passiva che non irradia.

Topazio. Spirito Santo: colore giallo, centro dell’iride, equilibrio di blu e di rosso. Il Topazio è maschile: la luce che risplende nelle tenebre, la Sposa del Cantico dei Cantici, sono nera, ma sono bella.

Crisoprasio. La Chiesa:. Invito dell’oro alla vita. Il Crisoprasio è femminile: l’applicazione della luce al potere vegetativo. È l’ordine divino dato alla terra, che la rende capace di produrre l’erba verde, di respirare l’ossigeno, eliminando il carbonio.

Giacinto. Remissione dei peccati: granato, assomiglia al fiore mitologico. Mescolanza di giallo e bruno. Svanisce sotto lo sguardo prima di appagarlo, così lontana dal colmarlo che appena lo tocca. Combustione di una coscienza, pietà unita alla penitenza.

Ametista. Resurrezione della carne e vita eterna: ultimo articolo di fede. Mescolanza di blu e rosso. A volte domina il blu, a volte il rosso, come nelle vetrate delle cattedrali con i loro toni porpora e datura. È il sangue che assorbe l’aria vitale, congiunzione di amore e eternità. L’ispirazione dello spirito nel cuore della temporalità.

(Paul Claudel - La mistica delle pietre preziose - liberamente tradotto da “L’oeil écoute”)

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martedì, dicembre 14, 2004

Je n’ais jamais regardé sans un battement de coeur ce tableau hollandais qui ne représente pas autre chose qu’un vilain chemin tout droit, au pied seul de l’homme ou du cheval praticable, un vilain chemin tout droit dans une campagne plate entre deux rangées d’affreux arbres tourmentés et dilacérés par l’hiver ; mais qui a ce charme incomparable de finir dans l’infini et de n’aboutir à quoi que ce soit de visible. Ah , je le reconnais! c’est celui que j’ais suivi dans mon adolescence, tout seul sous la pluie et parfaitement heureux d’être tout seul, le cœur plein d’une espèce de hourra sauvage! Et aujourd’hui que je suis vieux, c’est avec la même levée en moi d’applaudissements et de satisfaction farouche que je regarde la trace que j’ais laissée derrière moi et qui fit le tour de toute la terre. C’est vrai, j’ai réussi ! j’ai enfoncé l’horizon et il n’y avait personne à coté de moi pour m’aider et m’accompagner. Et si l’on m’avait dit alors que personne ne s’apercevrait de moi, rien ne m’aurai rendu plus heureux !

(Paul Claudel – Le chemin dans l’art - da “L’oeil écoute”)

A Farouche

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sabato, dicembre 11, 2004

Filosofia del potere, l’ontologia, come filosofia prima che non mette in questione il Medesimo, è una filosofia dell’ingiustizia. … Essa risale a degli stati d’animo pagani, al radicamento nel suolo, all’adorazione che degli uomini in schiavitù potevano consacrare ai loro padroni. L’essere prima dell’ente, l’ontologia prima della metafisica – cioè la libertà prima della giustizia. (Lévinas)

 

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mercoledì, dicembre 08, 2004

Quando avevo vent’anni naturalmente mia madre era disperata all’idea di avere un figlio che alle tre del mattino esce di casa e se ne va in giro per la città. Un figlio che non combina nulla, che legge e basta. Era una cosa priva di senso: insomma, ero un fallimento totale. (Cioran – Un apolide metafisico)

 

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mercoledì, dicembre 08, 2004

Arrivò dov’erano i boschi e vi entrò, andò fra gli aspri tronchi nell’ombra tranquilla dai forti odori e i forti sentori dei rami invisibili. In questa invisibilità violenta di sensi gli parve vedere come in una caverna una fila decrescente di urne dalle forme soavemente bianche nel chiaro di luna. (Faulkner)

 

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mercoledì, dicembre 08, 2004

Se il mito è originariamente vissuto come verità, il passaggio al Logos è la nascita della testimonianza della verità, è il rilevamento della sua essenza; che è appunto di lasciar essere le cose così come sono, che è quel dire, quel porre, in cui sono le cose stesse ad imporsi. Anche il mito è un lasciar esposte le cose, ma, qui il contenuto non si impone in quanto tale, ma è imposto, è oggetto di un ποιείν, e quindi si dice che è poesia (almeno fin tanto che non ci si renda conto che il verace imporsi delle cose vive appunto nell’imposizione poetica). Nel Logos la verità prende coscienza di sé, nasce a se stessa, e quindi nasce per davvero: si sa come il lasciar essere ciò che si impone, ciò che si annunzia e si manifesta con autorità: è quindi fatale che, nel Logos, il contenuto mitico debba essere sostituito dal mondo” (Severino - EN).

 

 

 

 

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martedì, dicembre 07, 2004

Nell’opera di Mozart l’azione della morte è tutta spirituale, la morte è sorella del fuoco. (Pierre-Jean Jouve)

 

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martedì, dicembre 07, 2004

Che cosa sono l’arte, la scienza? Nobilitano forse l’uomo? No, assolutamente no. Non è dall’arte, dalla scienza che l’uomo acquista le sue qualità, per quanto piccole. È qualcos’altro a dargli la forza interiore, non è la sua professione, il talento.

È tutta la vita che osservo il servilismo, la piaggeria, il volontario umiliarsi dell’intelligencija – degli altri strati sociali non vale nemmeno la pena di parlare.

(Varlam Salamov – I racconti della Kolyma)

 

 

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martedì, dicembre 07, 2004

Questo mondo percepisce se stesso come il mondo grigio degli interessi, delle opposizioni, delle particolarità e delle strumentalità. Si percepisce come un mondo della separazione e del dolore che ne deriva, come un mondo la cui storia è una successione di atrocità e la cui coscienza è quella di un’infelicità costitutiva. E’ sotto ogni aspetto il mondo dell’esteriorità, da cui la vita si ritira… Esso conosce la possibilità della “morte priva di significato”. (J. L. Nancy)

 

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