sabato, febbraio 26, 2005
 

Oltre te, oltre me, attraverso il corpo, nel corpo, oltre il corpo, vogliamo vedere qualcosa. Questo qualcosa è la fascinazione erotica, ciò che mi strappa da me e mi porta a te: ciò che mi fa andare oltre te. Non sappiamo con certezza che cosa sia, sappiamo solo che è qualcosa di più. Più della storia, più della vita, più della morte. (O. Paz)

 

A Farouche

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sabato, febbraio 26, 2005
 

L’erotismo è, nello stesso tempo, fusione con il mondo animale e rottura, separazione da quel mondo, irrimediabile solitudine. Catacomba, stanza d’albergo,  fortezza, capanna sulla montagna o abbraccio all’intemperie, fa lo stesso: l’erotismo è un mondo chiuso sia alla società che alla natura. L’atto erotico nega il mondo: niente di reale ci circonda, solo i nostri fantasmi. (O. Paz)

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sabato, febbraio 26, 2005
 

Non siamo stati noi a chiamarci in vita, tutt’a un tratto siamo esistiti e già in quell’istante ci hanno resi responsabili. Abbiamo acquistato in capacità di resistere, nulla ormai può farci capitolare, non siamo più attaccati alla vita ma nemmeno la svendiamo a un prezzo tropppo basso, questo era quello che avrei voluto dire, ma non l’avevo detto. Tutti qualche volta alziamo la testa credendo di dover dire la verità, e poi di nuovo la incassiamo nelle spalle. Questo è tutto. (Thomas Bernhard)

 

A Wolfsegg

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sabato, febbraio 26, 2005
 

Quasi tutte le vie sono state battute, ciò che ancora deve venire non potrà sorprenderci, perchè tutte le possibilità sono state contemplate. Chi ha fatto tanti sbagli e ha irritato e disturbato e distrutto e annientato e si è torturato e ha studiato e si è spesso liquidato da sé e si è quasi ammazzato e si è ingannato e vergognato e poi non vergognato, in futuro si ingannerà e farà di nuovo molti sbagli e irriterà, e disturberà e distruggerà e si torturerà e studierà e da sè si liquiderà e quasi si ammazzerà e così continuerà fino alla fine. (Thomas Bernhard)

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sabato, febbraio 26, 2005
 

IL BACIO

 

Lentezza massiccia, martellata lentezza;

lentezza umana, dibattuta lentezza;

lentezza deserta, torna sui tuoi fuochi;

sublime lentezza, Sali dall’amore:

la civetta è di ritorno.

 

(Renè Char)

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sabato, febbraio 26, 2005
 

La terra ha mani, non ne ha la luna. La terra è omicida, desolata la luna. (René Char)

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sabato, febbraio 26, 2005
 

CÔTE–d’OR. In una regione strettamente delimitata si può nettamente riconoscere le diverse vie che corrispondono a stadi diversi della circolazione. Un esempio tipico è offerto dalla regione della Côte–d’Or nella Borgogna. Vi si nota perfettamente l’antica strada medievale, che passa più in alto sul fianco delle alture, dominando il paese: posizione favorevole in un tempo di insicurezza generale. Più bassa la via delle diligenze, molto più regolare e più larga: Più sotto ancora, finalmente, proprio in pianura, la ferrovia e la strada nazionale che collega Digione con Lione. Tre età: tre differenti possibilità utilizzate di volta in volta” (L. Febvre).

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sabato, febbraio 26, 2005

GIARDINO AUTUNNALE (Firenze)

Al giardino spettrale al lauro muto

De le verdi ghirlande

A la terra autunnale

Un ultimo saluto!

A l'aride pendici

Aspre arrossate nell'estremo sole

Confusa di rumori

Rauchi grida la lontana vita:

Grida al morente sole

Che insanguina le aiole.

S'intende una fanfara

Che straziante sale: il fiume spare

Ne le arene dorate: nel silenzio

Stanno le bianche statue a capo i ponti

Volte: e le cose già non sono più.

E dal fondo silenzio come un coro

Tenero e grandioso

Sorge ed anela in alto al mio balcone:

E in aroma d'alloro,

In aroma d'alloro acre languente,

Tra le statue immortali nel tramonto

Ella m'appar, presente.

(Dino Campana)

 
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martedì, febbraio 22, 2005
 

Puri venimmo dal Nulla, e ce ne andammo impuri.

Lieti entrammo nel Mondo, e ne partimmo tristi.

Ci accese un Fuoco nel cuore l’Acqua degli occhi:

La vita al Vento gettammo, e poi ci accolse la Terra.

(Khayyam)

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martedì, febbraio 22, 2005
 

“Non mi piacciono i poeti, - diceva Nietzsche, - intorbidano tutte le acque per farle sembrare più profonde”- Neanche a me piacciono quelli che aggiungono complicazioni morte alle complessità vive, e nemmeno quelli che distolgono gli occhi dal sangue che cola ma urlano di gioia dopo aver imbrattato di rosso la testa di una bambola. Perché parlarmi di atti gratuiti quando posso appena far fronte agli atti indispensabili? perché parlarmi dell’assurdo in un mondo dove amore e morte seguono il loro corso come le stagioni? le loro leggi come il sorgere degli astri? Che cosa ho in comune con gli scheletri dei romanzi neri e i flaccidi orologi di Dalì, io che, come tutti, porto dentro di me il mio scheletro e il mio orologio?

(Marguerite Yourcenar)

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sabato, febbraio 19, 2005
 

Non c’è sesso senza un minimo d’amore, anche infinitesimale (e spesso negato), né amore senza sesso, anche se impercettibile; infine il sesso come legge, questo imperativo a toccare, a baciare, a fare l’amore, di cui né la pulsione della specie, né la “libido” riescono a rendere conto. Questo imperativo, infatti, non mira a nessun oggetto, né grande né piccolo, né a sé né a un figlio, ma soltanto alla gioia/pena di toccar-si. (J. L. Nancy)

 

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sabato, febbraio 19, 2005
 

Ma non attraverso le istituzioni politiche in special modo si manifesterà la rovina universale, o il progresso universale; perché il nome m’importa poco. Sarà attraverso l’avvilimento dei cuori. Ho forse bisogno di dire che quel pò di politica che resterà si dibatterà penosamente fra le strette dell’animalità generale, e che i governanti saranno obbligati, per durare e per creare un simulacro d’ordine, a ricorrere a sistemi che farebbero fremere la nostra umanità attuale, per quanto indurita?... Allora, quel che somiglierà alla virtù, - che dico, - tutto quello che non sarà più ardore per Pluto verrà considerato una ridicolaggine immensa.... – Forse questi tempi sono molto vicini; chissà anche se non siano già venuti, e se l’ispessirsi della nostra natura non sia il solo ostacolo che ci impedisce di ben considerare l’ambiente in cui respiriamo!... Sperduto in questo brutto mondo, spinto a gomitate dalla folla, sono come un uomo stregato il cui sguardo non vede, dietro di sé, negli anni profondi, che disillusione e amarezza, e davanti a sé soltanto una burrasca che non contiene niente di nuovo, né insegnamento, né dolore... Tuttavia lascerò queste pagine, - perché voglio datare la mia collera. tristezza (Baudelaire, fusées)

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sabato, febbraio 19, 2005
 

“Il ricco ha una proprietà. Compra, compra tutto, beh, diciamo che compra molto. Ma vorrei che meditaste su questo – il ricco non paga” (Lacan)

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sabato, febbraio 19, 2005

Conosciamo solo il mondo delle cose, ma non il fondo delle cose, il fondo della vita. L’illusoria realtà restituita dai nostri occhi si contrappone alla realtà vera, la cosa in sé, inconoscibile. Questa realtà illusoria è l’unica realtà vera, perché il mondo nascosto non verrà mai alla luce. I concetti metafisici che sembrano dare un senso nascosto a questa realtà apparente ci dicono il niente. Dicendoci il niente ci aprono però a quel nulla che è il fondo sostanziale della vita; ci dicono l’abisso dal quale la vita è sorta, il mondo è apparso. Il caos è il nulla.

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sabato, febbraio 12, 2005
 

L’immagine più semplice della vita organica unita alla rotazione è la marea.

Dal movimento del mare, coito uniforme della terra con la luna, procede il coito poliformo e organico della terra e del sole.

Ma la prima forma dell’amore solare è una nuvola che si alza al di sopra dell’elemento liquido.

La nuvola erotica diventa talvolta tempesta e ricade verso la terra sotto forma di pioggia mentre il fulmine penetra gli strati dell’atmosfera.

La pioggia si raddrizza immanentemente sotto forma di pianta immobile.

(Bataille)

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sabato, febbraio 12, 2005
 

La nostra nascita è solo un sonno o una dimenticanza. L’amnesia infantile è la nascita dell’anima, la sognatrice; e noi siamo obbligati a ripetere quel che non possiamo ricordare. Il mondo è coazione a ripetere, è karma: il peso del passato, il futuro determinato dal passato, la causalità. Il mondo è sogno, la trasformazione del presente nel passato, le ombre del passato che oscurano il presente. Il risveglio fa esplodere la caverna delle ombre; è la fine del mondo. (N. O. Brown)

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categoria:frammenti
sabato, febbraio 12, 2005
 

In una notte oscura, di amorose ansie infiammata, o felice ventura! Uscii e non fui notata essendo già la mia casa addormentata. Al buio, sicura, per la scala segreta, travestita, o felice ventura! Al buio, di nascosto, essendo già la mia casa addormentata. Nella notte propizia, in segreto, nessuno mi vedeva né io guardavo cosa alcuna, senz’altra luce o guida che quella che mi bruciava nel cuore. Ma questa mi guidava più certa della luce meridiana dove mi aspettava chi ben io conoscevo in luogo dove nessuno si mostrava. O notte che guidasti, notte più cara dell’aurora: notte che hai riunito l’Amato con l’Amata, l’Amata nell’Amato trasformata! Sul mio petto fiorito che per lui solo intero si serbava egli restò addormentato; io lo carezzavo e il ventaglio di cedro dava aria. La brezza dei bastioni mentre io gli scompigliavo i capelli con la sua mano serena mi feriva nel collo e tutti i miei sensi sospendeva. Senza ricordo, immobile, il volto chinai sull’Amato, tutto cessò, e io giacqui lasciando la mia cura dimenticata fra i gigli. (Juan de la Cruz).

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sabato, febbraio 12, 2005

L’essere è solo nel divenire. Contro il nichilismo che vuol far ricadere le cose nel nulla del caos primordiale, la volontà (si afferma) come atto creativo, vuole le stesse cose nella gioia dell’istante eterno. Questa è la tragedia della volontà che rinnega il caos e il nulla (affermandosi) nella necessità di un eterno presente. Per volere dobbiamo innalzarci alla volontà delle stelle.

 
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categoria:testi
sabato, febbraio 05, 2005
 

Bisogna dunque concludere che ogni tentativo di seduzione si risolve con la morte dell’oggetto, o che si tratta sempre – ma è solo una sfumatura della stessa cosa – e soltanto di un tentativo di far impazzire l’altro? Il fascino che si può esercitare sull’altro è sempre malefico? È solo la ritorsione vendicativa del fascino che l’altro esercita su di noi? Il suo gioco è forse un gioco di morte, o comunque più vicino alla morte dello scambio sereno di piaceri sessuali? Sedurre implica che si paghi il prezzo di essere sedotti, ossia strappati a se stessi e trasformati nella posta in gioco di un sortilegio: qui tutto obbedisce alla regola simbolica della spartizione immediata, che governa anche il rapporto sacrificale degli uomini con gli dei nelle culture della crudeltà, vale a dire quelle in cui esistono un riconoscimento e una ripartizione senza limiti della violenza. Ebbene, la seduzione fa parte di una cultura della crudeltà, ne è la  sola forma cerimoniale che ci resti, e comunque è qualcosa che designa la nostra morte sotto una veste non accidentale e organica, ma necessaria e rigorosa, conseguenza ineluttabile di una regola del gioco: la morte resta la posta in gioco di ogni patto simbolico, sia esso quello della sfida, del segreto, della seduzione o della perversione. (Jean Baudrillard)

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sabato, febbraio 05, 2005
 

Splendeur se dévêt d’une main sans lâcher de l’autre la verge de son compagnon. Tandis qu’elle se déshabille, le feu de la cheminée la couvre de reflets cuivrés. La lueur du foyer se love autour des chevilles de Splendeur et montes entre ses jambes jusqu’à illuminer son pubis et son ventre. L’eau couleur de soleil mouille sa toison, pénètre entre les lèvres de sa vulve. La langue tiède de la flamme dans l’humidité de la conque. La langue se coule et palpe à tâtons les parois palpitantes. L’eau et ses milles doigts ouvrent les valves et frottent l’obstiné bouton érectile, caché parmi les replis ruisselants. S’enlacent et se désenlacent les reflets, les flammes, les flots. Ombres tremblantes sur l’espace qui respire comme un animal, ombre d’un papillon double qui ouvre, ferme, ouvre les ailes. Noeuds. Sur le corps étendu de Splendeur monte et descend la houle. Ombre d’un animal buvant l’ombre entre les jambes ouvertes de la femme. L’eau: l’ombre ; la lumière: le silence. La lumière: l’eau ; l’ombre: le silence. Le silence: l’eau; la lumière: l’ombre. (Octavio Paz)

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martedì, febbraio 01, 2005
 

Si resta filosofi nella misura in cui si... mantiene il silenzio. (Nietzsche)

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martedì, febbraio 01, 2005
 

Nelle società occidentali lo spazio sociale ha cominciato a stabilizzarsi a partire dal XVI, XVII secolo, con vere e proprie organizzazioni urbane, regimi di proprietà, forme di sorveglianza, reti stradali, eccetera. È stata questa l’epoca in cui si è cominciato ad arrestare i vagabondi, ad internare i poveri, ad interdire la mendicità, ed il mondo si è come immobilizzato. Ma tale paralisi è stata possibile solo a condizione che venissero istituzionalizzati spazi di tipo differente per i malati, per i folli, per i poveri; che venissero distinti gli uni dagli altri quartieri ricchi e quartieri poveri, quartieri malsani e quartieri confortevoli... Una differenziazione degli spazi che fa ancora parte della nostra storia e ne rappresenta uno degli elementi comuni. (Michel Foucault, Interventi1969-1984)

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martedì, febbraio 01, 2005
 

La società che si sviluppa nel XVIII secolo – la si chiami come si vuole, borghese, capitalistica o industriale – non ha opposto al sesso un rifiuto fondamentale di riconoscerlo. Ha al contrario messo in opera tutto un apparato per produrre su di esso dei discorsi veri. Non solo ne ha parlato molto, ed obbligato ciascuno a parlarne; ma ha cominciato a formularne la verità organizzata. Come se vi sospettasse un segreto capitale. Come se avesse bisogno di questa produzione di verità. Come se fosse per lei essenziale che il sesso fosse iscritto non solo in un’economia del piacere, ma anche in un regime ordinato di sapere. Così esso è diventato a poco a poco materia di un grande sospetto; il senso generale ed inquietante che attraversa nostro malgrado i nostri comportamenti e le nostre esistenze; il punto di fragilità attraverso il quale ci vengono le minacce del male; il frammento di notte che ciascuno di noi porta in sé. Significato generale, segreto universale, causa onnipresente, paura che non cessa mai. (Michel Foucault, La volontà di sapere I)

 

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