martedì, marzo 29, 2005
“J’ai vécu jusqu’à vingt-sept ans avec la haine obscure du Père, de mon père particulier. Jusqu’au jours où je l’ai vu trépasser. Alors cette rigueur inhumaine, dont je l’accusais de m’opprimer, a cédé. Un autre être est sorti de ce corps. Et pour la première fois de la vie ce père m’a tendu les bras. Et moi qui suis gêné dans mon corps, je compris que toute la vie il avait été gêné par son corps et qu’il y a un mensonge de l’être contre lequel nous sommes nés pour protester ». (Antonin Artaud)
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domenica, marzo 27, 2005
  
La mancanza di sentimento, la mancanza d’amore, è questo, dunque, che significherebbe la morte, questa malattia mortale da cui l’uno è colpito senza giustizia e da cui l’altra è apparentemente indenne, benché ne sia la messaggera e, a questo titolo, non esente da responsabilità...
« Lei, nella camera, dorme. Lei dorme. Voi [il voi implacabile che ora constata, ora mantiene l’uomo al quale è rivolto in un obbligo che precede ogni legge] non svegliatela. La sventura cresce nella camera contemporaneamente al dispiegarsi del suo sonno... Lei se ne sta sempre in un sonno uguale». Sonno misterioso, che è da decifrare, come è da rispettare, che è il suo modo di vivere e impedisce che di lei si sappia qualcosa, a eccezione della sua presenza-assenza, che non è senza rapporto con il vento, con la vicinanza del mare che l’uomo le descrive, il cui biancore non si distingue da quello del letto immenso che è lo spazio illimitato della sua vita, il suo soggiorno e la sua momentanea eternità...
« Voi chiedete come potrebbe sopraggiungere il sentimento d’amore. Lei vi risponde: Forse da una frattura improvvisa nella logica dell’universo. Lei dice: Per esempio da un errore. Lei dice: mai da un volere».
Blanchot, La comunità degli amanti
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domenica, marzo 27, 2005

Levigherò di baci | quel rubino incavato | che nascondi serrato | tra clavicola e collo

 

(Farouche)

 

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domenica, marzo 27, 2005

Nessuno sente nulla, chiede nulla, cerca nulla, dice nulla, ode nulla, è silenzio. Non è vero, sì è vero, è vero e non è vero, è silenzio e non è silenzio, non c’è nessuno e c’è qualcuno, niente impedisce niente. E la voce, la vecchia voce languente, potrebbe finalmente tacere, e non sarebbe vero, come non è vero che parla, non può parlare, non può tacere. E se ci fosse anche un giorno qui, dove non ci sono giorni, in questo luogo che non è un luogo, l’infattibile essere, nato dall’impossibile voce, e un barlume di giorno, tutto sarebbe silenzioso e vuoto e buio, come adesso, come tra breve, quando tutto sarà finito, tutto detto, dice lei, bisbiglia.

 

(Beckett, Testi per nulla)

 

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sabato, marzo 05, 2005
 

La rosée illuminée

 

 

la terre se soulève de plaisir sous un soleil de violences gentilles

 

 

(Ungaretti, Derniers Jours)

 

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sabato, marzo 05, 2005
 

Geode

 

Struttura minerale di forma più o meno sferica, del diametro di parecchi centimetri, che si ritrova all’interno di rocce di diversa natura. La prima fase di formazione di un geode consiste nella formazione di una cavità rivestita di quarzo criptocristallino, detto calcedonio. Via via che l'acqua passa attraverso la cavità, si produce una mineralizzazione secondaria, che procede fino a quando il geode risulta riempito in parte o completamente da strati di quarzo colorato. In qualche caso lo strato più interno è costituito da solfuri.

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sabato, marzo 05, 2005

Eliotropio (minerale)

 

Varietà semipreziosa di calcedonio, di colore verde scuro; nella pietra lucidata appaiono delle macchie, simili a goccioline di sangue, dovute alla presenza di diaspro rosso. Diffuso nel Deccan e nelle isole Ebridi, l'eliotropio era apprezzato nell'antichità e nel Medioevo per realizzare intagli, cammei e sigilli da anello

 

Eliotropio (pianta)

 

Denominazione comune di un genere comprendente più di 200 specie di piante (Heliotropium) appartenenti alla famiglia delle borraginacee, originarie delle regioni temperate di entrambi gli emisferi. Si tratta di piante erbacee annuali, con foglie alternate, dal margine intero. Il fiore è piccolo e ha calice suddiviso in cinque lobi; la corolla è pure suddivisa in cinque lobi, ha forma di imbuto e contiene cinque stami, mentre il frutto è un piccolo achenio.

L'Heliotropium europaeum è una specie originaria dell'Europa, naturalizzata in vaste regioni degli Stati Uniti orientali; ha fusto ricoperto di peluria, con foglie ovali. L'Heliotropium curassavicum è una specie originaria dell'America boreale, che si è naturalizzata, fra l'altro, anche in Sardegna; ha foglie lanceolate e fiori bianchi o azzurri. Dall'Heliotropium peruvianum e dall'Heliotropium corymbosum è stato ottenuto un ibrido che è la varietà maggiormente coltivata nei giardini; può raggiungere un'altezza di 2,5 metri, il fusto è legnoso e con una potatura continua dei rami laterali assume anche l'aspetto di piccolo albero.

 

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sabato, marzo 05, 2005
 

L’eliotropio può sempre rivelarsi. E può sempre divenire un fiore secco in un libro. C’è sempre, assente da ogni giardino, un fiore secco in un libro.

Eliotropio è anche il nome di una pietra: pietra preziosa, verdastra e rigata di venature rosse, specie di diaspro orientale.

(Jacques Derrida)

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sabato, marzo 05, 2005
 

Il comunismo, dicendo che l’uguaglianza è il suo fondamento e che non vi è comunità finché i bisogni di tutti gli uomini non sono ugualmente soddisfatti (esigenza di per sé minima), suppone non già una società perfetta, ma il principio di un’umanità trasparente, prodotta essenzialmente da se stessa, “immanente”...

(Maurice Blanchot)

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sabato, marzo 05, 2005

In ambito «comunista», il demone del totalitarismo ha assunto la maschera, indubbiamente terrificante, della corruzione del progetto o dell'«ideale». Ma la corruzione di un progetto non è il progetto, anche ipotizzando che il progetto si fosse lasciato pervertire alla sua stessa origine. Il totalitarismo nazista, invece, è stato il progetto stesso in quanto perversione, la perversione portata a compimento. A prescindere dalle domande che ritengo di dover continuare a pormi a tale proposito, il mio rispetto per l'«idea» comunista resta intatto, e Spettri di Marx ne è la conferma con la sua difesa della necessità di un'instancabile critica decostruttiva della logica capitalistica. Le questioni che restano aperte - anche le più radicali e le più inquietanti, le più necessarie - si situano su di un piano completamente differente rispetto a quelle riguardanti il male nazista, l'«enigma» che il nazismo ha rappresentato. L'asimmetria non risiede nella differenza tra fatti o manifestazioni di crudeltà. È situata altrove, nell'interpretazione di un altrove a venire - e che lo si chiami come si preferisce, questo altrove, per il momento: ideologia, ideale, idea...

Anche nel momento in cui nutrivo pesanti riserve nei confronti del partito comunista, così come nei riguardi di chi cercava di tagliare i ponti con esso, ho sempre - ed è questo che mi ha costretto al silenzio - rispettato e direi persino condiviso a modo mio, un modo inquieto e riservato, questo ideale...

Devo ammettere che certamente la perversione di un ideale o di una speranza è quanto di peggio si possa immaginare. È come se si trattasse di una messa a morte dell'immaginario. Un giorno la storia di questa tragedia e delle sue diverse rimozioni dovrà essere narrata. In questo senso - e soltanto in questo senso - quello che è accaduto al comunismo con i gulag è stata la peggiore delle catastrofi. Con il nazismo tutto era già scritto, il peggio era già all'opera nel progetto stesso. (Jacques Derrida)

 
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