sabato, aprile 30, 2005
Sulla mediana della sera, l’urto intermittente, il molo illuminato di una darsena, che si rifiuta al sonno.
Il volto della morte e le parole dell’amore: il letto di una spiaggia senza fine con le onde che vi avventano ciottoli – senza fine. E l’impaurita pioggia che per non quietare un ponte fa.
René Char, Raddoppio
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venerdì, aprile 29, 2005
ULTIMA
 
Estirpata la radice,
resta un sospiro soltanto;
regna la calma tra mura inospitali.
Come colomba impaurita la mia mente,
nell’abisso del mio nulla, ricade;
regressione infinita
verso una terra senza più male.
Estirpata la radice,
dove ritroverò il mio tempo perduto.
 
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categoria:testi
domenica, aprile 24, 2005

 

 

Nel fondo di questo specchio non vediamo nient’altro che il nostro proprio desiderio, vediamo noi stessi riflessi nella figura che si muove in fondo allo specchio e invoca la nostra presenza “paurosamente”. Questo gesto di guardare attraverso uno specchio, mettendo a nudo una presenza, “maschera ciò che svela” il centro del desiderio. “I fili tenui che reggono un pensiero fatto di reciprocità s’intrecciano”, ma non raggiungiamo mai nessuno oltre noi stessi, il “cuore” dell’altro ci sfugge, sfugge al desiderio.
Quando “la voracità del desiderio non ha più bisogno di un’immagine irreale per raggiungere la nudità dell’altro” senza fretta, percorre i corridoi del labirinto dove l’altro non può difendersi; “non ruba il suo piacere, promette serenamente la violenza”.
Parafrasando il testo di Foucault ci si accorge di come Gabbia e Rete siano sinonimi, ma la Rete è molto più vicina al sotterraneo, dapprima labirinto, cunicoli pieni di specchi, dove “ciascuno è prigioniero degli altri, di cui diventerà il traditore e il giustiziere”, poi “gabbia solidificata, resa interamente opaca, poiché scavata sottoterra, (ma al tempo stesso) liquefatta, divenuta trasparente a se stessa, proprio perché essa è presa nelle coscienze avviluppanti, malefiche, diffidenti”. Il sotterraneo è “il serpente ctonio che si è risvegliato”.
Michel Foucault, Un si cruel savoir
 
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categoria:frammenti
lunedì, aprile 18, 2005
Nella notte, tra stanchi piaceri
Infinita cade l’ombra tra noi, denudata ferita,
Segreto inconfessabile di un’infanzia inerme,
Cinerea legge dal volto minaccioso.
Tu sei altrove, tra le vespe e le orchidee,
Là ti ritroverò, lontana dall’orrore,
Combattiva tenera e fragile, come una bimba,
Lontana da morali e peccati,
Là ti coglierò, tra le giunchiglie e i narcisi.
Dissolta ogni colpa, risorgerai vittoriosa,
Bianca leggera e libera, rosa su rosa,
Mondo diverrai, animale vento e uomo.
Ora seguimi, lungo le tracce scavate dall’acqua.
 
Note:
 
Nei luoghi...
MARIO CALZIGNA, Poesia d’amore
 
“Non è un plagiario, è uno speculatore: ha così poco amor proprio che ci cita”.
E. e J. DE GONCOURT, Diari.
 
“La pantera rosa non imita niente, dipinge il mondo del suo colore, rosa su rosa, è il suo divenire-mondo, in modo da divenire impercettibile essa stessa, essa stessa asignificante, fare la sua rottura... Saggezza delle piante: perfino quando sono a radice, c’è sempre un di fuori dove fanno rizoma con qualche cosa – con il vento, con un animale, con l’uomo. [...] Segui i rigagnoli che l’acqua ha scavato, così conoscerai la direzione dello scorrimento”.
G. DELEUZE - F. GUATTARI, Mille piani
 
“Che vuol dire amare qualcuno? Sempre coglierlo in una massa, estrarlo da un gruppo, anche ristretto, a cui partecipa, non fosse che per mezzo della sua famiglia o altrimenti...“.
G. DELEUZE - F. GUATTARI, Mille piani
 
Io amo e dubito, ed è vano, è vano,
Amare e dubitare come uno che deve morire
Pianificando ciò che è bene, benché non sia che inverno,
Quando è giunta la primavera,
La giunchiglia e il narciso selvatico.
DYLAN THOMAS, Poesie inedite
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lunedì, aprile 18, 2005

Ho parlato in sogno con te, Afrodite.

 

 

QUASIMODO

 

 

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venerdì, aprile 15, 2005

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*L'attesa leviga la via al dubbio.
Si fa tempo traballante, clessidra infinita.
Ti riempie e ti svuota.

: .

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*Affondo di lame del ritardo, scheggiate...

 

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*Attesa dell'atteso: ti sbrana e t'affama!

 

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giovedì, aprile 14, 2005

Il volere rintracciare la conformazione del linguaggio alla realtà è un errore, la lingua fa a meno delle cose e del mondo, dice il dicibile e l’indicibile, il reale e l’irreale, il vero e il falso, l’esistente e l’inesistente, il possibile e l’impossibile. Il linguaggio è astratto, poetico, onirico, seducente; il linguaggio fa esplodere il mondo. La lingua rispetta una sola regola: la libertà d’espressione, il bisogno di esprimersi del soggetto in un momento della propria esistenza, anche dicendo il falso. La necessità di esprimersi è una necessità interna, della soggettività. Nominare le cose è andare oltre il mondo, la cosa nominata è annullata fenomenicamente e colta nella sua essenza. Una rosa è una rosa è una rosa, e non è già più una rosa, ma l’essenza della rosa, la rosa (cosa) in sé, l’assenza della rosa. La rosa che mai coglierò. La rosa dei miei pensieri. La rosa di ieri e la rosa di sempre. La rosa che già più non è: è la rosa che sempre sarà per me. La rosa che ho detto, nominato e amato.

 

Dialoghi IX

 

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categoria:dialoghi
giovedì, aprile 14, 2005

Consigli radiali | di tremule stelle vaghe | nel mio sogno | di luce.

 

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categoria:testi
giovedì, aprile 14, 2005

« Infatti, non sembrerebbe essere il piacere d’amore la causa che fa stare insieme gli amanti l’uno con l’altro con così grande attaccamento. Ma è evidente che l’anima di ciascuno di essi desidera qualche altra cosa che non sa dire » [Simposio], Diotima porrà oltre questa unità l’intenzione dell’amore, che tuttavia troverà indigente e sfortunato. L’amore si compiace nell’attesa dell’amabile; si gode della rappresentazione che avviene nell’attesa.

 

Lévinas

 

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giovedì, aprile 14, 2005
Da quella stella all’altra
Si carcera la notte
In turbinante vuota dismisura,
 
Da quella solitudine di stella
A quella solitudine di stella.
 
Ungaretti, Ultimi cori per la terra promessa
(Roma 1952-1960)
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sabato, aprile 09, 2005

Nei sogni dell’uomo l’Anima è isolata nell’acqua, incapace di uscirne – bisognosa di cure, a volte fa parte di un panorama mitico interiore, dove si muovono fate e animali. In questi sogni l’uomo, a volte, tenta di aprirsi un varco attraverso un muro per raggiungere la donna che è nell’altra stanza; tali figure eccitano eroticamente il sognatore e scompaiono. Nulla ha senso, le seduzioni abbondano. Interrogate queste figure sorridono o svaniscono. È l’eros che ingenera la psiche, e l’amore si rivela come l’origine e il principio di tutte le cose viventi, come nella cosmogonia orfica.

 

Hillman

 

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sabato, aprile 09, 2005

Le désir universel est le premier souffle de toute vie psychique. Comme le corps après la nourriture, l’âme languit après la volupté ; la libido, ce désir de jouissance originel, cette faim inapaisable de l’âme, la pousse vers le monde. Mais cette libido n’a au commencement aucun but défini, son sens est simplement de délivrer l’instinct. Les énergies psychiques sont toujours déplaçables, la libido peut diriger son impulsion tantôt sur un objet, tantôt sur un autre. Le désir ne se manifeste donc pas constamment dans la recherche de la femme par l’homme et de l’homme par la femme ; c’est une force aveugle qui veut se dépenser, la tension de l’arc qui ne sait pas encore ce qu’il vise, l’élan du torrent qui ne connaît pas l’endroit ou il vas se jeter. Il veut simplement se détendre, sans savoir comment il y arrivera. Il peut se traduire et se libérer par des actes sexuels normaux et naturels ; il peut également se spiritualiser et accomplir des choses grandioses dans le domaine artistique ou religieux. Il peut s’égarer et se fourvoyer, se « fixer » au delà du génital sur les objets les plus inattendus, et par d’innombrables incidents détourner l’instinct primitivement sexuel de la sphère physique. Il est apte à prendre toutes les formes, de la lubricité animale aux vibrations les plus fines de l’esprit humain, lui-même sans forme et insaisissable, et cependant intervenant partout. Mais toujours, dans les basses satisfactions et les suprêmes réalisations, il délivre l’homme de sa soif essentielle et primordiale de jouissance.

En séparant l’idée de sexualité de l’acte sexuel, Freud l’arrache en même temps à son étroitesse et à son discrédit.

Stefan zweig

 

 

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sabato, aprile 02, 2005

  

 

Centro anche il cuore perché è l'unica cosa che manda un suono dal nostro essere.
Altri centri devono esserci ma non suonano. E poichè solo grazie ad esso
privilegiati organismi che lo hanno odono se stessi, ci immaginiamo che, in un grado o in un altro, tutti i viventi devono averlo, come privilegio e pena in cui si manifesta la bipolarità che schiude e attanaglia l'essere vivente.

Maria Zambrano *Claros del bosque*

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venerdì, aprile 01, 2005

Mentre scrivo, leggo queste righe di Edgar Morin che molti fra noi potrebbero far proprie: « Il comunismo è la questione capitale e l’esperienza principale della mia vita. Non ho smesso di riconoscermi nelle aspirazioni che esso esprime e continuo a credere nella possibilità di un’altra società e di un’altra umanità ». Questa semplice affermazione può sembrare ingenua, ma nella sua dirittura ci dice quello a cui non possiamo sottrarci: perché? Che ne è di questa possibilità sempre implicata, in un modo o in un altro, nella sua impossibilità?

Maurice Blanchot, La comunità inconfessabile

 

 

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venerdì, aprile 01, 2005
Nulla è «reale» se non sa conservare la sua esistenza in una lotta per la vita o per la morte con le situazioni e la condizioni di tale esistenza. Questa lotta può essere cieca e anche inconscia, come avviene per la materia inorganica; può invece essere conscia e progettata come avviene nella lotta dell’umanità contro le sue condizioni e quelle della natura. La realtà è il risultato costantemente rinnovato del processo dell’esistenza: il processo conscio o inconscio in cui «ciò che è» diviene «qualcosa di diverso da sé», e l’identità è solo la continua negazione dell’inadeguatezza dell’esistenza; è il soggetto che rimane se stesso divenendo diverso. Ogni realtà, pertanto, è una realizzazione; uno sviluppo della «soggettività»... Hegel la definisce «progresso nella coscienza della libertà»
 
Herbert Marcuse, Ragione e rivoluzione
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categoria:filosofia