
Ho parlato in sogno con te, Afrodite.
QUASIMODO
.
*L'attesa leviga la via al dubbio.
Si fa tempo traballante, clessidra infinita.
Ti riempie e ti svuota.
: .

.
*Affondo di lame del ritardo, scheggiate...
.
*Attesa dell'atteso: ti sbrana e t'affama!
.
..
Il volere rintracciare la conformazione del linguaggio alla realtà è un errore, la lingua fa a meno delle cose e del mondo, dice il dicibile e l’indicibile, il reale e l’irreale, il vero e il falso, l’esistente e l’inesistente, il possibile e l’impossibile. Il linguaggio è astratto, poetico, onirico, seducente; il linguaggio fa esplodere il mondo. La lingua rispetta una sola regola: la libertà d’espressione, il bisogno di esprimersi del soggetto in un momento della propria esistenza, anche dicendo il falso. La necessità di esprimersi è una necessità interna, della soggettività. Nominare le cose è andare oltre il mondo, la cosa nominata è annullata fenomenicamente e colta nella sua essenza. Una rosa è una rosa è una rosa, e non è già più una rosa, ma l’essenza della rosa, la rosa (cosa) in sé, l’assenza della rosa. La rosa che mai coglierò. La rosa dei miei pensieri. La rosa di ieri e la rosa di sempre. La rosa che già più non è: è la rosa che sempre sarà per me. La rosa che ho detto, nominato e amato.
Dialoghi IX
Consigli radiali | di tremule stelle vaghe | nel mio sogno | di luce.
« Infatti, non sembrerebbe essere il piacere d’amore la causa che fa stare insieme gli amanti l’uno con l’altro con così grande attaccamento. Ma è evidente che l’anima di ciascuno di essi desidera qualche altra cosa che non sa dire » [Simposio], Diotima porrà oltre questa unità l’intenzione dell’amore, che tuttavia troverà indigente e sfortunato. L’amore si compiace nell’attesa dell’amabile; si gode della rappresentazione che avviene nell’attesa.
Lévinas
Nei sogni dell’uomo l’Anima è isolata nell’acqua, incapace di uscirne – bisognosa di cure, a volte fa parte di un panorama mitico interiore, dove si muovono fate e animali. In questi sogni l’uomo, a volte, tenta di aprirsi un varco attraverso un muro per raggiungere la donna che è nell’altra stanza; tali figure eccitano eroticamente il sognatore e scompaiono. Nulla ha senso, le seduzioni abbondano. Interrogate queste figure sorridono o svaniscono. È l’eros che ingenera la psiche, e l’amore si rivela come l’origine e il principio di tutte le cose viventi, come nella cosmogonia orfica.
Hillman
Le désir universel est le premier souffle de toute vie psychique. Comme le corps après la nourriture, l’âme languit après la volupté ; la libido, ce désir de jouissance originel, cette faim inapaisable de l’âme, la pousse vers le monde. Mais cette libido n’a au commencement aucun but défini, son sens est simplement de délivrer l’instinct. Les énergies psychiques sont toujours déplaçables, la libido peut diriger son impulsion tantôt sur un objet, tantôt sur un autre. Le désir ne se manifeste donc pas constamment dans la recherche de la femme par l’homme et de l’homme par la femme ; c’est une force aveugle qui veut se dépenser, la tension de l’arc qui ne sait pas encore ce qu’il vise, l’élan du torrent qui ne connaît pas l’endroit ou il vas se jeter. Il veut simplement se détendre, sans savoir comment il y arrivera. Il peut se traduire et se libérer par des actes sexuels normaux et naturels ; il peut également se spiritualiser et accomplir des choses grandioses dans le domaine artistique ou religieux. Il peut s’égarer et se fourvoyer, se « fixer » au delà du génital sur les objets les plus inattendus, et par d’innombrables incidents détourner l’instinct primitivement sexuel de la sphère physique. Il est apte à prendre toutes les formes, de la lubricité animale aux vibrations les plus fines de l’esprit humain, lui-même sans forme et insaisissable, et cependant intervenant partout. Mais toujours, dans les basses satisfactions et les suprêmes réalisations, il délivre l’homme de sa soif essentielle et primordiale de jouissance.
En séparant l’idée de sexualité de l’acte sexuel, Freud l’arrache en même temps à son étroitesse et à son discrédit.
Stefan zweig

Centro anche il cuore perché è l'unica cosa che manda un suono dal nostro essere.
Altri centri devono esserci ma non suonano. E poichè solo grazie ad esso privilegiati organismi che lo hanno odono se stessi, ci immaginiamo che, in un grado o in un altro, tutti i viventi devono averlo, come privilegio e pena in cui si manifesta la bipolarità che schiude e attanaglia l'essere vivente.
Maria Zambrano *Claros del bosque*
.
Mentre scrivo, leggo queste righe di Edgar Morin che molti fra noi potrebbero far proprie: « Il comunismo è la questione capitale e l’esperienza principale della mia vita. Non ho smesso di riconoscermi nelle aspirazioni che esso esprime e continuo a credere nella possibilità di un’altra società e di un’altra umanità ». Questa semplice affermazione può sembrare ingenua, ma nella sua dirittura ci dice quello a cui non possiamo sottrarci: perché? Che ne è di questa possibilità sempre implicata, in un modo o in un altro, nella sua impossibilità?
Maurice Blanchot, La comunità inconfessabile