giovedì, giugno 30, 2005
Una pietra
 
Tempeste e poi tempeste fui soltanto
Un sentiero della terra.
Ma le piogge placavano la non placabile terra,
Morire fece il letto di notte nel mio cuore.
 
Da Yves Bonnefoy, Pietra scritta
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giovedì, giugno 30, 2005
“Io non vedo soltanto gli occhi di un altro, vedo anche che mi sta guardando”1. L’altro è quest’infinito che raccolgo all’esterno attraverso il viso, che non si situa in questo spazio-fuori-di-me, ma sempre Altrove. L’Altro come Infinito si dice solo per via negativa. Ciò che non sono Io, ciò che non è un essere finito è l’ “Alterità irriducibile, infinita” negata nella sua finitezza, spazialità, esteriorità. “Finitezza essenziale di un viso (sguardo-parola) che è corpo. Il viso, metafora corporale di un pensiero etereo”1. Perché il corpo deve essere anche esteriorità, localizzato a partire da un’origine nello spazio, un punto zero. Un corpo che ha una sua origine nello spazio, ha anche una sua fine, non ha una durata infinita, si “situa” nel tempo, nell’ “intersezione tra spazio e tempo”2
 
1 Lévinas
2 Bergson
 
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giovedì, giugno 30, 2005

 

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La terra esala tiepida disossate nudità
intreccia fili e succhi a insetti instabili allineati
steli d'avena selvatica si direzionano
pensante esonda l'efferata giallità
la vastità estiva
d'acre bruciante radura scorticata

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lunedì, giugno 13, 2005
Le foglie
 
Piove dolcezza nel verde,
il sole giunge a far gialle
le foglie di primavera.
Perduta dove si perde
lo sguardo, sei la straniera
che lascia cadere lo scialle
sulla panchina e le mani
ferma così nell’incerta
domanda di sempre: “e domani?”.
 
Come se all’oggi, all’offerta
di vivere, basti il respiro,
il sole del’erba, il tacere
attratta in quel dolce ritiro
di luce ronzante, di nere
farfalle che fissano gli occhi.
 
E’ la paura di tutto
la sola speranza che resta
vestita di timido lutto
a ingentilirti la testa
nel sole che viene alle spalle.
Domani sarà un’altra storia,
la pioggia che illumina gialle
le foglie della memoria.
Alfonso Gatto
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sabato, giugno 11, 2005
IL CIELO SI CONSUMA
 
Il cielo si consuma
tra stelle
e deflagrazioni.
In polvere ritorna.
 
 
Note:
 
È senza peso, l’appiattito cielo | ala smembrata, fragile parola | di subitanei graffi conficcati, | quasi a marchiarlo, e risollevarlo
RITA R. FLORIT
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venerdì, giugno 10, 2005
Per ora è questo quello che ricordo,
un bimbo perduto nel giardino,
un barbone appollaiato sulla ghiaia,
un cane, due piccioni e un sordo.
Che non si è girato neppure
quando a un tratto ho urlato che ti amavo
e tu impazzita ridevi intenerita;
io pur sulle strisce ho rischiato,
ero distratto.
 
Ernie (Wolsegg)
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sabato, giugno 04, 2005

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Mer, aimes-tu bien tes noyés pourrissants? aimes-tu la douceur de leurs membres faciles? aimes-tu leur amour renonçant de l'abîme? leur incroyable pureté, et leurs flottantes chevelures? Alors qu'elle (la femme) m'aime, mon océan. Passe à travers, passe à travers mes paumes, eau pareille aux larmes, femme sans limite, dont je suis entièrement baigné. Passe à travers mon ciel, mon silence, mes voiles. Que mes oiseaux se perdent dans tes yeux. Tue, tue: voici mes forêts, mon coeur, mes cavalcades. Mes déserts. Mes mythologies. Mes calamités. le malheur. Et dans ce zodiaque où je me perpetue, saccage enfin, beau monstre, une venaison de clartés.

Louis Aragon

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venerdì, giugno 03, 2005
All’alba
 
Come la donna affonda e dice vieni
dentro più dentro dov’è largo il mare
 
Come la donna è calda e dice vieni
dentro più dentro dov’è caldo il pane
 
E dirla noi vorremmo mare pane
la donna sfatta che ci prese all’alba
dentro il suo petto e ci nutrì di sonno.
 
Alfonso gatto 
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giovedì, giugno 02, 2005

 

Onda breve e bianca
che nasce a riva
e a riva stramazza
in cristalli di luce:
rosa d'aghi
che sulla roccia
si placa
a foglia d'acqua.


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Nico Orengo

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mercoledì, giugno 01, 2005
CONGEDO
 
Dei mari bianchi discorre l’oblio
Il mare che non è più.
 
Alfonso Gatto
postato da: alfred58 alle ore 20:32 | Permalink | commenti
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