martedì, luglio 26, 2005
FANTASIA PER BECKETT
 
Non fu che ricordo. La mano o il piede. Il viso apparso. Soli occhi nel buio. Intesa respirare piano nella notte. Fu presenza o assenza; ogni pausa fatta in cielo. Si alza triste, un velo. La notte si dirada, a designare il mistero. Tenere il conto degli oggetti, che appaiono e scompaiono, stelle o altro. O discendere nelle tenebre, restarne avvolti finché dura. Immense regioni d’assenza, sempre.
 
 
Note:
 
Grazie alle parole possiamo pensare distintamente, in causa è unicamente il nostro modo di rapportarci all’oggetto e di identificarlo; più che averlo davanti agli occhi, lo designiamo.
LÉVINAS
 
L’assenza appartiene a questo tempo sottratto al tempo.
JABÈS
 
La nostra assenza al mondo forse è solo la nostra presenza al niente.
JABÈS
 
Andiamo precipitando verso immense regioni d’assenza.
JABÈS
 
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categoria:testi
martedì, luglio 26, 2005
Canto
 
T’invoco, o fine della notte,
prolùngati e inèbriati
sul mio letto sii
maga,
t’esorto a dire
che cosa dice l’amore all’amante
alla fine delle stagioni.
 
Adonis- Libro della metamorfosi e della migrazione nelle regioni del giorno e della notte
postato da: alfred58 alle ore 19:29 | Permalink | commenti
categoria:frammenti
martedì, luglio 26, 2005

"La poesia coltiva la disdegnata molteplicità, la vituperata eterogeneità. Il poeta innamorato delle cose vi si attacca,
si attaca ad ognuna di esse e le segue attraverso il labirinto del tempo, del mutamento,  senza poter rinunciare a nulla:
né ad una creatura, né ad un istante della creatura stessa, né ad una particella dell'atmosfera che l'avvolge, né ad una
sfumatura dell'ombra che getta o del profumo che emana, né al fantasma che già in assenza suscita (...)
Nel momento in cui il filosofo si dirige verso l'essere che si cela dietro le apparenze e il poeta resta immerso nelle apparenze stesse.

Bisogna salvarsi dalle apparenze attraverso l'unità, dice il filosofo; il poeta, invece, aderisce alle apparenze seduttrici"

Maria  Zambrano *Filosofia  e poesia*

postato da: farouche alle ore 17:51 | Permalink | commenti
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lunedì, luglio 18, 2005

 

 

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Tali sono le parole gridate
in silenzio a gola spiegata
sui tetti
mentre passano
E' così che senza parlare
senza parlarci
come in sogno - ma svegli
Noi passiamo come dei re
in questi giardini 
d'estate.

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da Jacqueline Risset,  Amor di lontano

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postato da: farouche alle ore 17:12 | Permalink | commenti (6)
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domenica, luglio 10, 2005
De même la sensation de ma personne s’enveloppait d’un anonymat souvent difficile à percer, nous venons de le voir je crois. Et ainsi de suite pour les autres choses qui me bafouaient les sens. Oui, même à cette époque, où tout s’estompait déjà, ondes et particules, la condition de l’objet était d’être sans nom, et inversement. Je dis ça maintenant, mais au fond qu’en sais-je maintenant, de cette époque, maintenant que grêlent sur moi les mots glacés de sens et que le monde meurt aussi, lâchement, lourdement nommé ?
Samuel Beckett, Molloy
postato da: alfred58 alle ore 12:30 | Permalink | commenti (11)
categoria:frammenti
sabato, luglio 02, 2005

 

 






e prenditelo il cuore incenerito

tienimi  gli occhi
strappali allo sfascio del mondo

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postato da: farouche alle ore 00:55 | Permalink | commenti (1)
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