sabato, dicembre 31, 2005

Una volta scrissi in una prefazione Venezia di cristallo e crepuscolo. Crepuscolo e Venezia sono per me due parole quasi sinonime, ma il mio crepuscolo ha perso la luce e teme la notte e quello di Venezia è un crepuscolo delicato ed eterno, senza prima né dopo.

 

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categoria:poesia, frammenti
lunedì, dicembre 19, 2005

 

Il Secondo Avvento



Girando e girando nella spirale che si allarga

Il falco non può udire il falconiere;
Le cose crollano; il centro non può reggere;
Mera anarchia è scatenata sul mondo;
La corrente torbida di sangue è scatenata, ovunque
Il rito dell’innocenza è sommerso;
Ai migliori manca ogni convenzione, mentre i peggiori
Sono pieni di appassionata intensità.


Di certo qualche rivelazione è vicina;
Di certo il Secondo Avvento è vicino.
Il Secondo Avvento! Appena dette queste parole
Una vasta immagine emergente dallo Spiritus Mundi
Mi turba la vista: in qualche luogo tra le sabbie del deserto
Una forma – corpo di leone, la testa di uomo,
Lo sguardo inespressivo e spietato come il sole -
Si muove sulle sue lente cosce, mentre tutto all’intorno
Turbinano le ombre degli sdegnati uccelli del deserto.
Le tenebre scendono ancora; ma adesso io so
Che venti secoli di sonno pietroso

Furono turbati fino all’incubo dal dondolar di una culla.
E quale mai informe animale, giunta finalmente la sua ora,
Si avvicina a Betlemme per nascere?



W.B. Yeats

 

 

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sabato, dicembre 10, 2005
“ ... Un grido di gioia per non essere più l’unico, il contemporaneamente escluso e rinchiuso, poiché c’era una secondo minotauro, non soltanto un Io, ma anche un Tu. Il minotauro cominciò a danzare. Danzò la danza della fratellanza, la danza dell’amicizia, la danza della sicurezza, la danza dell’amore, la danza dell’intimità, la danza del calore. Danzò la sua felicità, danzò la sua dualità, danzò la sua liberazione, danzò il tramonto del Labirinto, lo sprofondare fragoroso di pareti e specchi nella terra, danzò l’amicizia fra minotauri, uomini e dei, il filo rosso di lana avvolto fra le corna, ..., e quando il Minotauro si gettò tra le braccia aperte dell’altro, confidando di aver trovato un amico, un essere come lui, ...,l’altro colpì..., e il minotauro morì prima di accasciarsi a terra. Teseo si tolse la maschera da toro dal volto, riavvolse il filo di lana e scomparve nel Labirinto che rispecchiava ormai, senza fine, solo lo scuro cadavere del minotauro.”1
 
“ L’âme de l’homme ne se laisse pas tromper : elle sait que l’asservissement de la nature et les multiples commodités de la vie lui on valu la perte d’une autre volupté plus totale, plus farouche, plus naturelle. Quelque chose, en nous, biologiquement caché peut-être dans les labyrinthes du cerveau et que charrie notre sang, se souvient mystiquement de cette liberté suprême liée à notre état primitif : tous les instinct vaincus depuis longtemps par la culture. ” 2
 
Il Labirinto è il dramma dell’identità, il rispecchiarsi dell’io in innumerevoli io, l’assenza di un tu, dell’altro.
È la tragedia della bestia-uomo, senza linguaggio, circondato da infinite immagini che gli rimandano infinite volte il suo volto spaventato, il suo corpo imprigionato, la sua carne animale.
Poi l’animale diventa uomo, abbandona la sua pelle d’animale, solo e prigioniero, per innalzarsi alla coscienza. L’uomo che egli è diventato uccide la bestia che era, perde la sua animalità.
Giace in fondo al Labirinto la nostra spoglia animale, ma è sempre una parte di noi che abbiamo ucciso e perduto.
Non siamo ancora pronti a tornare nel Labirinto. Senza uccidere.
 
1  Durrenmatt, Minotauro (una ballata)
2 Zweig, La guérison par l’esprit
postato da: alfred58 alle ore 17:31 | Permalink | commenti (2)
categoria:testi, letture, letteratura
sabato, dicembre 10, 2005
- Come noi, oppure la madre Dana, intessiamo e disintessiamo i nostri corpi, disse Stephen, di giorno in giorno, le loro molecole su e giù come una spola, così l’artista intesse e disintesse la sua immagine. E come il neo sulla mia mammella destra è dove era quando son nato, benché il mio corpo sia stato intessuto di materiale nuovo a più riprese, così attraverso lo spettro del padre inquieto fa capolino l’immagine del figlio non vivente. Nell’istante intenso dell’immaginazione, quando lo spirito, dice Shelley, è un carbone vicino a spegnersi, ciò che io ero è ciò che io sono e ciò che in potenza potrò divenire. Così nel futuro, fratello del passato, io posso vedermi quale siedo qui ora solamente per il riflesso di ciò che allora sarò.
 
postato da: alfred58 alle ore 17:28 | Permalink | commenti (3)
categoria:letteratura, frammenti
mercoledì, dicembre 07, 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

foto: I.Cunningham

Lebesweisheitspielerei

Sempre più debole il sole brilla
Nel pomeriggio. Gli orgogliosi e i forti
Sono partiti.

Coloro che rimangono sono i mediocri,
i finalmente umani,
Nativi di una sfera diminuita.

La loro indigenza è un'indigenza
che è indigenza della luce,
Un pallore stellare sospeso a fili.

A poco a poco la povertà
Dello spazio autunnale diviene
Uno sguardo, qualche stenta parola.

Ogni persona ci tocca completamente
Con ciò che è, così com'è,
Nella spenta grandezza della dissoluzione.

 

W. Stevens

postato da: farouche alle ore 00:34 | Permalink | commenti (1)
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