sabato, febbraio 25, 2006
Le figure di Bosch, Brueghel, stanno sulla porta dell’inferno, sul punto di essere divorate dalla notte della follia e della morte, come nel Dulle Griet (Margherita la pazza). Siamo preda dei nostri stessi demoni, delle visioni oniriche, sull’orlo della pazzia. C’è continuità tra le tenebre nelle quali si dibatte la nostra mente e i “luoghi tenebrosi” dove, per lungo tempo, si è pensato di confinare, dare asilo alla follia. “Su quei paesaggi oscuri nascono – dolori e delizie – delle forme che ripetono Bosch e i suoi deliranti giardini1”. Follia è tutto quello che va oltre l’ordine del mondo, e deborda lo spazio della ragione. Si può ancora rinchiudere il folle, ma è impossibile rinchiudere la follia. “Il classicismo non aveva rinchiuso soltanto una sragione astratta, in cui si confondevano folli e libertini, malati e criminali, ma anche una prodigiosa riserva di fantastico, un mondo addormentato di mostri inghiottiti nella notte di Bosch, che un giorno li aveva proferiti. Si direbbe che le fortezze dell’internamento [...] nel momento in cui separavano ragione e sragione alla superficie della società, conservavano in profondità delle immagini in cui l’una e l’altra si mescolavano e si confondevano. Hanno funzionato come una grande memoria a lungo silenziosa; hanno mantenuto nell’ombra una potenza immaginaria che si poteva credere esorcizzata, [...] delle figure proibite che si sono trasmesse intatte dal XVI al XIX secolo2”. Figure dell’immaginario e figure reali espulse allo stesso modo dall’ordine sociale, l’ordine del mondo, sono entrate nello stesso mondo leggendario della follia. Le figure che, nella pittura del XV secolo, appartengono all’ “altro mondo”, alla “realtà” del mondo onirico, là appaiono e là scompaiono portando con sé la verità del mondo e il suo segreto, si apparentano alle figure reali, ai “mostri” che popolano il nostro mondo. Con l’internamento prende corpo la grande potenza dell’immaginario, la sua resistenza all’ordine del mondo, non più immagini evanescenti relegate in un angolo della coscienza, ma liberazione di queste “potenze immaginarie” nei “deliri del cuore”, nella “follia del desiderio” e nel “discorso sragionevole”.
 
1 2 Michel Foucault, Storia della follia nell’età classica,1963. La grande paura, pp. 393-426
 
postato da: alfred58 alle ore 16:25 | Permalink | commenti (1)
categoria:testi, letture, filosofia
sabato, febbraio 25, 2006
Le feu innaturel est le feu féminin, et le dissolvant universel, nourrissant les corps et couvrant de ses ailes la nudité de la Nature. [...]. Faut-il souligner le signe féminin attaché à la fumée, la femme inconstante du vent... ? Toute apparition voilée n’est elle pas féminine en vertu de ce principe fondamental de la sexualisation inconsciente : tout ce qui est caché est féminin ? La dame blanche qui court le vallon visite la nuit l’alchimiste, belle comme l’Imprécis, mobile comme un rêve, fugitive comme l’amour. [...]. Le principe féminin des choses est un principe de surface et d’enveloppe, un giron, un refuge, une tiédeur. Le principe masculin est un principe de centre, un centre de puissance, actif et soudain comme l’étincelle et la volonté. La chaleur féminine attaque les choses du dehors. Le feu masculin les attaque du dedans, au coeur de l’essence. [...]. Ce feu intime et màle, objet de méditation de l’homme isolé, est naturellement le feu le plus puissant. En particulier, c’est lui qui peut « ouvrir les corps ». [...]. Cette « ouverture » des corps, cette possession des corps par le dedans, cette possession totale, est parfois un acte sexuel manifeste. Elle se fait, comme le disent certains livres d’alchimie, avec la Verge du Feu.
G.Bachelard, La psychanalyse du feu,1938. Le feu sexualisé, pp. 95-97.
postato da: alfred58 alle ore 16:22 | Permalink | commenti (2)
categoria:letture, filosofia
sabato, febbraio 11, 2006

.
.

P.Bruegel  *Dulle Griet*
.
..
Da un lato Bosch, Brueghel, Thierry Bouts, Durer e tutto il silenzio delle immagini. È nello spazio della pura visione che la follia dispiega i suoi poteri. Fantasmi e minacce, pure apparenze del sogno e destino segreto del mondo. La follia detiene in questo caso una forza primitiva di rivelazione. Rivelazione che l’onirico è reale, che la sottile superficie dell’illusione si apre su una profondità innegabile, e che il momentaneo brillio dell’immagine lascia il mondo in preda a simboli inquieti che si eternano nelle sue notti, e rivelazione inversa, ma altrettanto dolorosa, che tutta la realtà del mondo sarà assorbita un giorno nell’Immagine fantastica, nel momento intermedio dell’essere e del nulla che è il delirio della pura distruzione, il mondo già non è più, ma il silenzio e la notte non si sono ancora chiusi del tutto su di lui, esso vacilla in un ultimo scoppio, in un estremo disordine che precede immediatamente l’ordine monotono del compimento. È in questa immagine subito abolita che giunge a perdersi la verità del mondo. Tutta questa trama dell’apparenza e del segreto, dell’immagine immediata e dell’enigma non svelato, si dispiega nella pittura del XV secolo come la tragica follia del mondo.
 
Michel Foucault, Storia della follia nell’età classica,1963
.
postato da: alfred58 alle ore 17:46 | Permalink | commenti (6)
categoria:filosofia
sabato, febbraio 04, 2006

 

 

Il sognatore è al suo tavolino; è nella mansarda; accende la sua lampada. Accende una candela. Accende la sua bugia. Allora mi ricordo, allora mi ritrovo: anch'io, come lui, veglio. Studio come lui studia. Il mondo è per me, come per lui, il libro difficile rischiarato dalla fiamma di una candela. Perché la candela, compagna della solitudine, è soprattutto la compagna del lavoro solitario. La candela non rischiara una cella vuota, rischiara un libro. Solo, di notte, con un libro rischiarato da una candela - libro e candela, doppia isola di luce, contro le tenebre doppie dello spirito e della notte. Io studio! Non sono altro che il soggetto del verbo studiare. Pensare, non oso.
Prima di pensare, si deve studiare. Solo i filosofi pensano prima di studiare. Ma la candela si spegnerà prima che il libro difficile venga capito. Non bisogna perder nulla del tempo di luce della candela, delle grandi ore della vita studiosa. Se alzo gli occhi dal libro per guardare la candela, io non studio, io sogno. Allora le ore fluttuano nella veglia solitaria. Le ore fluttuano tra la responsabilità di un sapere e la libertà delle rêverie.



G
.Bachelard

 

 

postato da: farouche alle ore 15:56 | Permalink | commenti (6)
categoria: