sabato, settembre 30, 2006

« Il y a enfin, au cimetière de Monterchi, la Madonna del Parto. Sur le fond de parfaite symétrie des anges et des rideaux, dans un espace sans profondeur, dans ce lieu plan où l’intemporel n’a cessé de hanter les peintres, elle désigne avec une étonnante ironie, presque imperceptible et pourtant, si j’ose dire cosmique, un peu – cette fois – chinoise, la croissance de cette vie certes sacrée dans son ventre. Nulle impudeur dans cette suggestion si exactement transcrite en termes de pur espace, mais rien non plus d’idéalisé. Je reconnais et salue ici cette attention sans détour aux contradictions de ce qui est, vie ou nombre, accident ou loi, ténèbres ou lointains de rassurante lumière, qui est la vocation de la plus haute conscience et le principe du plus grand art ».

 
« C’è, infine, nel cimitero di Monterchi la Madonna del Parto. Su uno sfondo di perfetta simmetria degli angeli e dei tendaggi, in uno spazio senza profondità, in questo luogo sospeso dove l’eterno non ha finito di ossessionare i pittori, essa indica con sorprendente ironia, quasi impercettibile e tuttavia, avendo l’audacia di dire, cosmica, un po’ cinese questa volta, la crescita di questa vita innegabilmente sacra nel suo ventre. Nessuna impudicizia in questa suggestione, così esattamente trascritta in termini di puro spazio, ma neppure niente di idealizzato. Riconosco e m’inchino qui a questa attenzione senza distrazioni alle contraddizioni di quel che è, vita o numero, caso o legge, tenebre o lontananze di luce rassicurante, che è la vocazione della più alta coscienza e il principio della più grande arte ».
 
 
Yves Bonnefoy, L’humour, les ombres portées in L’improbable e autre essais, Folio Gallimard
 
 
 
 
 
 

« La Madonna del Parto, con quella bella fronte spaziosa, gli occhi curiosamente aperti, la bocca piccola e serrata, ha molte somiglianze con la Vergine del Polittico della Misericordia, le dame della Regina di Saba o la Vergine dell’Annunciazione. Piero rimane fedele a questo volto lievemente imbronciato [...].
Quale può mai essere la psicologia di questi esseri distanti da ogni forma di vita interiore ? Una psicologia da sonnambuli, una psicologia atona, misteriosa, diffusa, troppo sottile per essere espressa in parole [...]. L’impassibilità, l’eterna immobilità di questi solidi umani, di queste maschere appena sfiorate da un ombra di passione che si posa sui volti, irrigidendone i muscoli. [...]. Al di sopra del caos, al di sopra della mediocrità, questi individui vivono in una pace sovrannaturale. [...]. “ Vi sono uomini e donne che hanno visto cose sorprendenti ”. »

 
Henri Focillon, Piero della Francesca, Abscondita
 
 
 
 
 

« Lo spazio dipinto varia a seconda che la luce sia fuori della pittura o dentro la pittura stessa: con altre parole, a seconda che l’opera d’arte sia concepita come un soggetto nell’universo, rischiarato come gli altri oggetti dalla luce del giorno, o come un universo avente la sua propria luce, la sua luce interna, costruita secondo certe regole. Senza dubbio, anche questa differenza di concezione è legata alla differenza delle tecniche, ma non ne dipende in modo assoluto. La pittura ad olio può sfuggire all’emulazione dello spazio e della luce; la miniatura, l’affresco, le vetrate stesse possono costruirsi una finzione di luce in un’illusione di spazio. Teniamo conto di questa libertà relativa dello spazio verso le materie ov’esso si incorpora; ma teniamo anche conto della purezza con la quale esso assume questa o quella figura secondo questa o quella materia. »

 
H. Focillon, Vita delle forme, Einaudi
 
 
 
 
 

« Contantin dort sous sa tente rouge et or, une tente semblable à celle que découvrent deux anges offrant à la vue la Vierge enceinte et fendue (Madonna del Parto). »

 
Philipe Sollers, Le paradis de Piero, in La guerre du goût, Folio Gallimard
 
 
 
 
 

« La partenogenesi nella visione soprannaturale di Piero, nella Madonna del Parto di Monterchi. Significativo: è in un cimitero, tra resti di disincarnati, ha una relazione con quelle ossa morte. »

 
Guido ceronetti, La pazienza dell’arrostito, Adelphi
 
 
 
 
 

L’antico nome della chiesa S. Maria in Silva muove a riflettere sul perché Piero della Francesca ha scelto quel luogo per la sua Madonna del Parto. Un luogo boscoso, nascosto, un luogo d’ombre. Nella simbologia dell’affresco ricorrono gli stessi motivi legati all’occultamento e allo svelamento improvviso di una verità. La tenda aperta e sostenuta da due angeli rimanda al simbolismo biblico, al Libro dei re, al luogo d’ombra scelto dal Signore, all’Arca dell’Alleanza dove non c’è nulla se non le Tavole della Legge, la Torah . Chi conosce la Leggenda della Vera Croce sa quanto fosse importante per Piero della Francesca l’elemento mitico, fantasioso, legato al Cristianesimo. In Piero non c’è la realtà della Croce, il dramma di Cristo, piuttosto c’è un simbolo di salvezza. Il diritto di culto appartiene alla sfera privata dell’individuo. La coscienza religiosa è la coscienza individuale privata. E’ “il cuore che fugge il mondo 1 ”. “Il Cristianesimo è la base trascendente dell’umanità. 2 ”. “La religione si sposta dalla sfera dello Stato a quella della società civile, questo non costituisce una tappa, ma il completamento dell’emancipazione politica che non sopprime dunque la religiosità reale dell’uomo e che, del resto, non cerca affatto di sopprimerla. 3

 
 1 2 3 (K. Marx)
 
 
 
 
 
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giovedì, settembre 28, 2006

« Pensava: ti amo, benché non sappia se il mio amore nasca soltanto da te e da me, o se non l’abbia destato dal nulla colui che già nel nulla è tornato, e se questo amore sia un legame tra noi due, oppure il riflesso di un altro amore che appena articolò le sue prime parole una sola volta prima di affondare tra le gelide spume di acque mortali, per non incarnarsi mai più in un corpo e in una voce, non so da dove sia scaturito il mio amore per te, ma ovunque abbia tratto la sua origine e i suoi primi incantamenti, mai cesserò di amarti, poiché, se esisto, è solo per affermare con tutto me stesso, io, non amato, il bisogno di amare...».

Jerzy Andrzejewski, Le porte del paradiso
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giovedì, settembre 28, 2006
Per Yvan Goll [...]

La morte  
                                                                                         
La morte è un fiore che una sola volta fiorisce.
Ma se fiorisce, nient’altro fiorisce.
Fiorisce, appena lo vuole, non fiorisce nel tempo

Essa viene, una grande falena, che adorna steli cedevoli.
Tu lasciami essere uno stelo, così forte, che la rallegri.

Celan, Sotto il tiro di presagi, poesie inedite 1948-1969

 
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sabato, settembre 23, 2006
Rita R. Florit
Varchi del rosso
 

Nel maggio arioso avrei pensato \ un cielo allontanato dal biancore \ surfactante, in interiore celeste tessuto,\ in cerca di una quieta via di bruchi, \ di insett’assalto ai pollini dorati, \ d’onnipresente cinguettar dell’aria \ in disperati morsi al cuore delle attese.


Nel centro avviluppante della luce \ è il senso vellutato delle rose muscose e \ variamente inclini a spudorata offerta \ ai varchi più funamboli del rosso; \ fiammanti più che roghi circoscritti, \ esili nel levarsi  fil di fumo
d’antichi cori funebri e cinerei...

 Altro senso, alto, affinato, pago di curvature, \ in folto percorribile carminio,  rorido, \ mai sazio di lucore in lembi e stami, \ in sghembe arricciature a risaltare \ nell’umido lunare delle notti.
 
Avrei deciso che sommesse crespe volute \ districarsi potessero dai nidi del colore \ più accanito, guizzare di sinaptiche  scintille \ a scatenar vitalità ebbre e  stillanti, \ dai vinti  artigliassilli  liberate.
 
Che acuminate dalie m’attirassero nei vuoti \ vortici di ben setosi aculei, quasi metalliche \ scarlatte lame non supposi; che gonfie \ ortensie roteassero in stelle piluccanti oltre \ i giardini, estese in solitudini boschive \ non sapevo; né che cerulei sentori oltremare \ travalicando i muri ad occidente stabilissero \ di lì abitare,  e in rosso trasmutarsi.
 
Dalle serali inclinazioni frangenti \ sillabai con cautela  i riflessi… \ Appresi che il segreto delle porpore \ è il rintanarsi in pozze di clamori, \ in mormoranti buche e avvallamenti, \ sonorità minori e accattivanti.
 
Strariparono  infine i miei passati \ intendimenti ché i varchi sanguigni \ dalle tue proprie vene emanano. \ Precipitarono nei baratri cromati del \ giallume, negli steli in fiato corto \ di calure, negli infinitesimi brillii d’ali \ vetrose, multicolori iridescenze inferte.
 
Preludio di amnistie autunnali \ mi rifugiai in scrigni vermigli melograni. \ La mia dimora estiva s’instellò cerata, \ poi cartavelina gonna papavera \ mattiniero squillo di tromba  in sordina \ quasi asfissia  d’arancio furente.
 
Nel latte e sangue dei gigli marini rinvenni, \ in candore di garze riposati occhi straziati, \ polsi e caviglie sprigionati, dagli scoscesi dirupi \ immersavvolta in sonno tiepido m’arresi.


Allertate rose settembrine attesero, minacciose \ d’insinuar varchi del rosa… addirittura…”


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La visione del giardino

 

Nel... “ cielo allontanato dal biancore ” : è la pura volta del cielo, cielo di pittori “interiore celeste tessuto” che si allontana. Un cielo senza atmosfera, senza rientro verso terra. I bruchi, brulichio, l’infinito movimento dell’etere, vibrazioni dell’aria. Poi l’assalto, insetti, i “ disperati morsi al cuore delle attese ”, e tutto vacilla. C’est souvent par des voies détournées que se faufile jusqu’à nous la crainte de la mort. Crissement d’insecte entendu dans la nuit...1 ”. Il cielo si capovolge, l’eros mortale lo trasfigura in pura luce, fuoco. Luce bianca che vira al rosso nel centro, delle rose, “ fiammanti più che roghi circoscritti ”. Il n’est pas possible de mieux exprimer cette soumission des aspects divers du paysage au feu manifesté dans le ciel, qu’en disant que bien qu’ils possèdent leur lumière propre, ils demeurent malgré tout en relation avec lui, comme des sortes d’échos ralentis, comme de vivants points de repère nés de lui et placés là pour lui permettre d’exercer toute sa force de destruction 2 ”. Questa forza di distruzione che si riflette nei fiammanti roghi, roghi purificatori, simboli di antichi amori, mortali, cantati ma invisibili, non fosse per un solo esile filo di fumo. “ La qualità mortale di quegli amori per i quali nella natura non esiste un posto possibile e vivibile 3 ”. Rose umide sotto la luna delle notti. Percezioni tattili del piacere floreale che si trasformano in dolorose percezioni visive: artigli, assilli, vuoti, vortici, scarlatte lame; pungente solitudine, di boschi e giardini chiusi da mura, dove persino gli odori, l’olfatto, restano imprigionati nel trasmutarsi in rosso. “ Tout parfum est une combinaison d’air et de lumière 4 ”, ma “ è nel fiore che si realizza la sintesi prodigiosa d’aria e di luce ”.

Si smorzano i riflessi dell’esuberante natura nella sera, tornano alla terra; è il rintanarsi in pozze di clamori, in mormoranti buche e avvallamenti.

Prorompente estate dei gialli che travolgono tutto, bruciando in poche ore di passione: “varchi sanguigni \ dalle tue proprie vene emanano”, “preludio di amnistie autunnali”, “quasi asfissia d’arancio furente”.

“Nel latte e sangue dei gigli marini rinvenni”, arriva il sonno ristoratore per gli occhi “straziati” dal colore, le membra doloranti: “polsi e caviglie sprigionati, dagli scoscesi dirupi”. Il bianco, ritrovata verginità dello sguardo e della parola nel sogno e sulla pagina.

Allertate rose settembrine attesero, minacciose \ d’insinuar varchi del rosa… addirittura…”

 
 
Leiris, Fourbis

2 Artaud, La mise en scène et la métaphysique in Le théâtre et son double

Butler Judith
Balzac, cit. in Bachelard
Bachelard, La fiamma di una candela
 
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categoria:testi, letture
sabato, settembre 23, 2006
 
O notte che ridesti il grande ardore
in te roteano gli astri e questo cuore
non si consegna ad altri che al suo dio!
Trafitta a lenta morte ormai son'io.

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E' il nostro puro fuoco
questo cielo degli occhi,
nido del cuore in tumulto,
infranto.

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L'abisso mi si versa nelle vene
Stride vertigine…amore preme.

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A noi si diedero parole ardite
precipitate in gemito e respiro
a noi si schiusero cieli e confini
ali abissali in rarefatto amore

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Rita R. Florit, Labirinti e fuochi
 
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categoria:poesia, letture
sabato, settembre 23, 2006

Il sogno erige i muri, si nutre della morte e suscita le ombre, ombre di ogni cosa e del mondo, ombre di noi stessi. Ma appena abbandoniamo le rive del giudizio, è anche il sogno che ripudiamo a vantaggio d’una “ebbrezza” che è come una più alta marea. Si cercherà negli stati di ebbrezza – bevande, droghe, estasi – l’antidoto sia al sogno che al giudizio. Ogni volta che ci allontaniamo dal giudizio verso la giustizia, noi entriamo in un sonno senza sogno. [...]. I gruppi che s’interessano tanto del sogno, psicanalisi o surrealismo, sono pronti anche nella realtà a formare tribunali che giudicano e puniscono: disgustosa mania, frequente nei sognatori. Nelle sue riserve nei confronti del surrealismo, Artaud metteva in risalto che il pensiero non cozza contro un nucleo di sogno, mentre i sogni rimbalzano su un nucleo del pensiero che sfugge loro. [...]
Questo sonno senza sogno non è uno di quelli in cui dormiamo, ma percorre la notte e la abita con una chiarezza spaventosa che non è la luce del giorno, ma il Lampo: “E vedo, nel sogno, vagare i cani grigi della notte e cercano attorno per divorare il sogno”1. Questo sonno senza sogno, in cui non si dorme, è Insonnia, perché solo l’insonnia è adeguata alla notte e può riempirla e popolarla2. Si ritrova quindi il sogno non più come un sogno del sonno o un sogno da svegli, ma come sogno d’insonnia. Il nuovo sogno è diventato custode dell’insonnia. Come in Kafka, non è più un sogno che si fa nel sonno, ma un sogno che si fa a fianco dell’insonnia: “Mando in campagna il mio corpo vestito [...]. Io, durante tutto questo tempo, me ne sto coricato sul mio letto, con una coperta scura [...]”3. L’insonne può restare immobile, mentre il sogno ha assunto su di sé il movimento reale. Questo sonno senza sogni, nel quale tuttavia non si dorme, questa insonnia che tuttavia porta il sogno tanto lontano quanto essa si estende, è lo stato d’ebbrezza dionisiaca, la sua maniera di sfuggire al giudizio.

 
1 Artaud, Opere vol. III
2 D.H. Lawrence

3  René Char invoca i diritti del sonno al di là del sogno, ... poiché si tratta di un sonno in cui non si dorme e che produce il lampo.

4  Kafka, Preparativi di nozze in campagna

 
 

Gilles Deleuze, Per farla finita con il giudizio, in Critica e clinica

 
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sabato, settembre 23, 2006
19-20 MARS 1943
 

Le rêve que je suis en train de faire devient comme un état de vieille qui va cesser. Pris d’un irrésistible sommeil dans le rêve même, je sens que celui-ci est sur le point de s’achever, par une nouvelle plongée dans le néant de l’inconscience et non par un retour à la réalité. Je m’apprête à crier de peur, mais Z... intervient et le malaise prend fin.
Mouvement analogue à celui qui, souvent, tend à m’arracher de tels cris à la limite de l’éveil. Mais, en l’occurrence, ce mouvement était singulièrement plus angoissant car, au lieu de subir durant un temps qui ne saurait s’évaluer les affres d’une émersion difficile, je quittais le rêve en quelque sorte par en bas, pour m’enfoncer dans un sommeil dont je ne sortirais plus et qui serait la mort.

 

Leiris, Nuits sans nuit

 
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categoria:letteratura