
fiumicino, 23 nov 2006
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lietocolle.2005

fiumicino, 23 nov 2006
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Io credo che sia difficile nominare l’Innominabile. Ci salva solo un pensiero, siamo qui, siamo al mondo. Il passo al di là, non lo scegliamo noi. Ci possiamo pensare e ripensare, non siamo pronti, siamo incapaci di pensare la morte, di figurarci l’assenza. Si cade all’improvviso, per un evento banale. Tutto è banale qui, ma il fato è tragico. Lo sapevano i Greci. Ci portiamo dentro millenni di evoluzione, ma anche di “regressione” su noi stessi. Quando non riesci più non solo a leggere o scrivere, agire, ma nemmeno a pensare, quando il cervello è solo corpo: io non sono più lì.
“Comment, dans ces conditions, fais-je pour écrire, à ne considérer de cette amère folie que l’aspect manuel ? Je ne sais pas. Je pourrais le savoir. Mais je ne le saurai pas. Pas cette fois-ci. C’est moi qui écris, moi qui ne puis lever la man de mon genou. C’est moi qui pense, juste assez pour écrire, moi dont la tète est loin. Je suis Mathieu et je suis l’ange, moi venu avant la croix, avant la faute, venu au monde, venu ici » (S. Beckett, L’innomable).
“Come, in queste condizioni, riesco a scrivere, a non considerare di quest’amara follia che l’aspetto manuale ? Non lo so. Potrei saperlo. Ma non lo saprò. Non questa volta. Sono io che scrivo, io che non posso sollevare la mano dal mio ginocchio. Sono io che penso, quel poco che basta per scrivere, io la cui testa è lontana. Sono Matteo e sono l’angelo, io venuto prima della croce, prima della colpa, venuto al mondo, venuto qui”. (S. Beckett, L’innominabile).
ESSERE LUCE – ANTIGONE – JEAN GENET - CERCALA
Lui non è nel buio ora, ma nella luce. La stessa luce che ha acceso per noi. “Pasolini e la sua luce”. Quest’anno, nel volume antologico curato da lui “Poesie” in cui raccoglie Le ceneri di Gramsci, La religione del mio tempo e Poesia in forma di rosa, c’è un segno sul Glicine.
Rileggetela perché ne vale la pena, la strofa che inizia con “Prepotente, feroce” e l’ultima strofa che è testamentaria “Tu che brutale ritorni”, ma anche la strofa che inizia con “tutto questo ho trovato nascendo, e subito mi ha dato dolore”; infine, leggetela tutta, è poesia pura. “Parola, puro viola sopra il verde”.
Una poesia vegetale e carnale al tempo stesso, di vita rinata e di morte non accettata. “Io ero morto, e intanto era aprile \ e il glicine era qui a rifiorire”. “La sua è una gioia dolorosa, \ e, nel dolore di quel lilla quasi bianco, \ a esaltare è la ragione del pianto”.
Citare qui diventa gioia che ti strozza ogni commento in gola, ogni altra parola sembra superflua, se non aggiunge bellezza a bellezza. Sì, più leggo e più mi accorgo che questa è poesia ispirata, una strofa precipita nell’altra. “Ma è ridicolo, non posso \ straziarmi qui su questa pallida ombra \ sia pur stracarica di spasimi”. “Non posso: io che da anni prèdico \ che tutto ciò non esiste, ch’è atto \ di alienata volontà, \ di cecità che non conosce altro rimedio \ che morire nel cuore \ del mondo avuto in dono nascendo”. “E ora, per un misero glicine \ fiorito agli angoli di Monteverde, \ sono qui a ragionar di sconfitta”.
Corpo, cuore, passione, poesia storica e astorica, fisica, stoica e sensuale. “Mi contraddico. \ rendo ridicola una mia lunga passione \ di verità e ragione. \ Passione... Sì, perché c’è un cuore antico, \ preesistente al pensiero: \ e un corpo – o fiorente o ferito , \ povera vita mai certa davvero \ di resistere alla vita informe dei nervi”.
Impossibile è l’amore se i nervi restano contratti sopra l’abisso, se la paura resta l’unica passione, il tremito finale della vita umana. “Povero glicine! \ Quanto in te vive – e in me per te trema - \ resta represso gemito \ di cui non si sa, di cui non si dice. \ Ma è possibile amare \ senza sapere cosa questo vuol dire ? Felice \ te, che sei solo amore, gemello vegetale, \ che rinasci in un mondo prenatale! ”.
La furia di vivere della natura non è rabbia; l’umana natura soltanto ha una furente rabbia di vivere, rabbia di non saper vivere, e rabbia di sapersi morire, di vedersi mortale. “Furia della natura, dolcissima, \ mi stronchi uomo già stroncato \ da una serie di miserabili giorni, \ ti sporgi sopra i miei riaperti abissi, \ profumi vergine sul mio eclissi, \ antica sensualità, disgregata, pietà \ spaurita, desiderio di morte... \ Ho perduto le forze; \ non so più il senso della razionalità; decaduta si insabbia \ - nella tua religiosa caducità - \ la mia vita, disperata che abbia \ solo ferocia il mondo, la mia anima rabbia”.
Trentun’anni fa, nel novembre del 1975, moriva Pasolini, ucciso... .
Confinare Pasolini “all’interno di una ideologia genericamente di sinistra” significa già imbalsamarlo. Pasolini era di sinistra, era marxista, era anti-fascista; era una persona democratica; era, nel profondo del suo essere, spirituale e cristiano. E le sue parole, ieri come oggi, sono drammaticamente attuali, vere.
Pasolini e la sua luce: http://lessness.splinder.com/post/5627630#comment