domenica, gennaio 28, 2007
La ripetizione

“La ripetizione è una compagna amata di cui non ci si stanca mai, siccome è solo il nuovo ad annoiare… C’è bisogno di giovinezza per sperare, di giovinezza per ricordare, ma c’è bisogno di coraggio per volere la ripetizione. Chi vuole solo sperare è vile; chi solo ricordare voluttuoso; ma chi vuole la ripetizione è un maschio vero, e tanto più profondamente umano quanto più fermamente avrà saputo penetrarla. [...]
Tutto si muta in uno scenario teatrale. Una realtà di sogno albeggia tra le quinte dell’anima. Mezzanotte è passata. Spegne la luce, accende una candela. La luce della luna trionfa nella sua purezza. Un’ombra solitaria si staglia ancor più scura, uno scalpiccio isolato impiega assai a smorzarsi. Il firmamento senza nuvole ha un’aria così mesta e trasognata, quasi fosse avvenuta la fine del mondo e il cielo s’occupasse imperturbato di se solo. [...]
Così per un attimo mi sembrò trattarsi di una ragazza che aveva sofferto molto ed ora si serrava tutta nel suo scialle decisa a chiudere col mondo, finché poi l’espressione del suo viso mi convinceva del contrario: una bimba felice, che stringeva la sua sciarpa tanto stretta per godere in santa pace. [...]
Non sapeva di essere vista e tanto meno di avere i miei occhi addosso… c’è un’innocenza, un’incoscienza che persino il più puro dei pensieri può turbare… Mi rendi felice ma senza concedermi nulla. [...]
La ragazza non ha alcuna realtà, ma è un riflesso dei suoi movimenti, e uno stimolo ad essi… E’ quasi un confine del suo essere, ma un rapporto così non è erotico… Dovesse precisare a se stesso quale gioia, quale beatitudine s’aspetta propriamente da un rapporto erotico reale, non avrebbe in verità una sola parola da dire. Senza dubbio a preoccuparlo non è di nuovo il possesso in senso stretto, ma soltanto il ritorno. – La ripetizione è troppo trascendente anche per me. [...]
Mi viene il sospetto che la ragazza si sia permessa di volerlo irretire nella sua malinconia. [...]
Il corpo aveva perso la sua gravità terrestre, era come se non avessi corpo perché appunto ogni funzione godeva il suo pieno appagamento, ogni nervo gioiva per conto proprio e dell’intero; mentre ogni pulsazione, quest’inquietudine dell’organismo, valeva solo a ricordare e segnalare la voluttà dell’attimo. Il mio passo era sospeso, non come il volo dell’uccello che fende l’aria e lascia il suolo, ma come l’ondeggiar del vento sulle messi, come il cullare languido del mare, come il filar sognante della nuvola. Il mio essere aveva la trasparenza delle profondità marine, dei placidi silenzi notturni, dei quieti monologici meriggi.”
(Soren Kierkegaard, La ripetizione)

Incapaci di ritrovare la pienezza dell’essere, il tempo dell’infanzia, non c’è più nulla da scoprire nel mondo intorno a noi, ogni mistero sembra svanito dall’esistenza. Intuiamo che il mistero si è trasferito dentro di noi, è la nostra stessa vita, è l’erotismo dei corpi, ed è la possibilità di essere afferrati dall’amore in qualsiasi momento.
Sembra che Kierkegaard provi piacere dalla vita guardando soltanto, ma guardando in profondità. Osserva una ragazza in un palco di teatro. È solo un sospetto che lei abbia voluto irretirlo, forse non lo ha neanche notato, con la coda dell’occhio si accorge di una presenza, di uno sguardo posato su di lei, proiezione di un desiderio che non la riguarda.
Bisogna immaginare il “teatro” di Kierkegaard come un luogo desolato, popolato da rovine, propriamente in rovina, avvolto dalla nebbia. Infinite volte siamo stati su quel sentiero; quel cammino viene ripetuto infinite volte, tanto da diventare un luogo dell’anima. Ci siamo, siamo lì con la mente, con il corpo reso leggero dal ricordo, con l’anima che vaga per questo luogo sperduto, che forse non esiste, ma possiamo ritrovare ad ogni angolo di strada. Percorriamo un sentiero che è eterna ripetizione, riviviamo un passato senza più identità a partire dal presente per proiettarci in un futuro che non ci aspetta, ma è già presente e passato. Dormiamo con il fantasma dell’altro – come
suggerisce Desnos: “J’ai tant rêvé de toi, tant marché, parlé, couché avec ton fantôme qu’il ne me reste plus peut-être, e pourtant, qu’à être fantôme parmi les fantômes et plus ombre cent fois que l’ombre qui se promène et se promènera allègrement sue le cadran solaire de ta vie.1  – che prende forma, si materializza e si fa presente per noi attraverso un passato senza forme da cui scaturisce quel fuoco virtuale che ha acceso la possibilità del momento presente.

Note:
Desnos, Corps et biens
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martedì, gennaio 23, 2007

Jetez sur une étoile un rapide coup d’oeil, regardez-la obliquement, en tournant vers elle la partie latérale de la rétine (beaucoup plus sensible à une lumière faible que la partie centrale), et vous verrez l’étoile distinctement ; vous aurez l’appréciation la plus juste de son éclat, éclat qui s’obscurcit à proportion que vous dirigez votre vue en plein sur elle. Dans le dernier cas, il tombe sur l’oeil un plus grand nombre de rayons ; mais dans le premier, il y a une réceptibilité plus complète, une susceptibilité beaucoup plus vive. Une profondeur outrée affaiblit la pensée et la rend perplexe ; et il est possible de faire disparaître Vénus elle-même du firmament par une attention trop soutenue, trop concentrée, trop directe.

 
Edgar Allan Poe, Histoires extraordinaires
Traduction de Charles Baudelaire
 

« ... les État-Unis ne furent pour Poe qu’une vaste prison qu’il parcourait avec l’agitation fiévreuse d’un être fait pour respirer dans un monde plus aromal... » (Charles Baudelaire. Edgar Poe, sa vie et ses oeuvres)

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martedì, gennaio 16, 2007

Per quanto Ivan sia stato creato certamente per me, pure non posso mai accampare pretese su di lui io sola. Perché lui è venuto per rendere di nuovo le consonanti solide e palpabili, per aprire di nuovo le vocali perché risuonino piene, per farmi tornare le parole sulle labbra, per ristabilire i primi rapporti distrutti e redimere i problemi, e così non mi allontanerò di uno iota da lui, disporrò l’una sull’altra le nostre iniziali identiche, squillanti, con cui firmiamo i nostri biglietti, le scriverò una sopra l’altra, e dopo l’unione dei nostri nomi potremo incominciare con cautela con queste prime parole a rendere ancora onore a questo mondo, perché esso debba augurarsi di farsi ancora onore, e poiché noi vogliamo la resurrezione e non la distruzione, ci guardiamo bene dallo sfiorarci le mani pubblicamente, e solo di nascosto ci guardiamo negli occhi, perché con i suoi sguardi Ivan deve prima lavare dai miei le immagini che sono cadute sulla retina prima del suo arrivo, e dopo molti lavaggi emerge di nuovo una immagine cupa, orribile, quasi inestinguibile, e allora Ivan me ne spinge presto sopra una chiara, perché non esca da me un brutto sguardo, perché io perda quel terribile sguardo che so di dove m’è venuto, ma non ricordo da dove, non ricordo...

(ancora non puoi, ancora no, molte cose ti turbano...)
Ma poiché Ivan incomincia a guarirmi, non può più andare tanto male sulla terra.
 
(I. BACHMANN, Malina)
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lunedì, gennaio 15, 2007



Protetti sono gli amanti
sotto il cielo murato.
Un elemento misterioso gli dà fiato
e fanno vivere le pietre
 e ciò tutto  che cresce
trova ormai una patria solo in loro.

Protetti sono gli amanti
e solo per loro gli usignoli continuano a cantare
e non sono morti nella sordità
e le quiete leggende del bosco, i caprioli,
sofforno per loro in mansuetudine -

Protetti sono gli amanti,
vedono il dolore nascosto del tramonto
sanguinare sul ramo di un salice -
e di notte si esercitano sorridendo alla morte,
la quieta morte,
con ogni fonte che stilla in nostalgia.



Nelly Sachs  da  *Le stelle si oscurano*







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sabato, gennaio 13, 2007
Era la notte
Di fiera della perfida Babele
Salente in fasci verso un cielo affastellato un paradiso di fiamma
................................................
E me ne andavo errando senz’amore
Lasciando il cuore mio di porta in porta:
Con Lei che non è nata eppure è morta
E mi ha lasciato il cuore senz’amore:
Eppure il cuore porta nel dolore:
Lasciando il cuore mio di porta in porta.
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sabato, gennaio 13, 2007

“... l’orchidea... diviene l’oggetto di un orgasmo della vespa liberata dalla propria riproduzione.” (Deleuze-Guattari)

 

Altri Fiori del male. Tutto questo forse sarà niente, pagine bruciate, estetica danza di parole, ma ora è tutto, alla superficie dell’essere – Eros.
E se un giorno il mio libro d’amore \ sarà scritto \ e voi avrete freddo \ scaldate prima il cuore e \ poi le mani \ date fuoco ad ogni pagina e \ lasciatemi libera davvero.”
Una danza d’amore, qualunque sia quest’amore, scendiamo più spesso all’inferno, ma è già Paradiso.
“L’amore passionale è un cogito a due, come il cogito è una passione coltivata in solitudine. C’è una coppia potenziale nel cogito, c’è uno sdoppiamento di un unico soggetto virtuale nell’amore-passionale” (Deleuze-Guattari, M. P.)
Passano molti animali nel libro, muoiono, gatti di morte naturale, muoiono, maiali e conigli di morte violenta. (p. 104)
“Davanti alla morte animale l’incredibile sentimento di una Natura sconosciuta – l’affetto. [...] Potenza di muta che solleva e fa vacillare l’Io. Chi non ha conosciuto la violenza di queste sequenze animali, che ci strappano all’umanità magari solo per un istante e ci fanno rosicchiare il nostro pane come roditori o ci fanno venire gli occhi gialli di un felino ?” (Deleuze-Guattari, M. P.)
Orsa ha una visione etica del mondo, e lo dice, e ha ragione di dire che non si rubano pezzi di cuore, e non si ruba l’umiltà di un lavoro di scrittura, ora nervosa sui tasti, perché diventi prodotto di mercato, mente e corpo venduti.
“La teoria della potenza, secondo la quale le azioni e le passioni del corpo sono simultanee con le azioni e le passioni della mente, forma una visione etica del mondo”. (Deleuze, S. P. E.)
Scrive cercando negli “angoli bui della sua testa”, scrive “dell’amore che sanguina”, “dell’amore che strazia”, “dell’amore disincarnato”. Di infiniti oceani alla sua porta.
“Anche soffrire, come dice Marx, è godere di sé” (Deleuze-Guattari , A. E.), ma bisogna arrivarci, è una sofferenza al passato quella che fa godere di sé come premio finale, partecipazione al “godimento cosmico”.
Leggete: “lunedì 4 ottobre 2004”, “giovedì 26 maggio 2005”, “dell’amore che sanguina”, “il miracolo di natale”
 


Il est temps d’emporter avec soi:

 firenze lontana concupiva venezia in un sirtaki ubriaco di pioggia. \ rimasero immobili per un tempo lunghissimo \ poi s’incamminarono insieme \ muovendo identici passi.
 
pensava al ragazzo greco alle volpi alla terra bagnata era predisposta alla morte. \ era completamente sola. \ ecco ora lo sentiva davvero.
 
non sa dove andare il mondo è infinito e lei non riesce a partire. \ il mondo è infinito e lei non riesce a morire.
 
poi lo prese come si prende una rosa \ in fondo alla gola sentì tutto il suo mare \ corallo fuso alla schiena a dipingerla in rosso

non fu venezia con le sue maschere tragiche a ridarle appetito ma il solitario guscio di carne croccante che prende forma nell’arno e fu firenze a spalancarle la bocca, \ coi suoi ingorghi di vicoli stretti e \ le larghe fenditure nell’ombra. \ fu lui col suo non dire a ridarle la fiamma \ che ora \ divampa \ ed è accesa \ e la brucia.
 
ho spesso paura ma amo la mia paura. \ da piccola camminavo nella neve, \ anche col buio affrettavo il passo \ senza mai voltarmi \ se sentivo qualcuno alle spalle.
 
ricordare la mia infanzia mi dà un sollievo distorto. \ m’avvinghia come edera dentro al mio sogno perduto.
 
la notte mi perdo nella laguna mi stendo accanto al mio ragazzo greco \ e giochiamo sulla spiaggia con piccoli sassi e conchiglie \ lui è un eco nel mio cuore \ quando mi sembra di inciampare su qualcosa di invisibile.
 
le pieghe vellutate dei loro cuori si dipanavano come labirinti infiniti. \ nella loro testa c’era un flusso continuo che li rendeva inviolabili.
 
nell’istante in cui gli occhi \ sono gusci secchi in pasto a Morfeo \ dilati di poco \ la mia valvola atriale. \ un tocco impercettibile. \ quel che basta \ perché io possa sentirti.
 
in qualche luogo dove ora sei \ dev’esserci vento \ in qualche luogo dove ora sei \ io respiro senza fatica
 
chi potrà ancora amarmi ora che non ho occhi \ ma infiniti oceani e abissi e navi in tempesta ?    
 
se c’incontrassimo \ sarebbe un incendio e \ noi dentro \ siamo già cenere.
 
siamo insetti nell’ombra coviamo larve attendiamo crisalidi
 
ti sono buio e anche luce \ mi sei corona di spine \ gloriose rovine \ mi sei eco all’orecchio \ riflesso allo specchio \ fluida mi perdo densa m’involo \ un’attitudine, un gioco \ un attimo solo.
 
chi ama la morte \ è folle d’amore.
 
che tu percorra sentieri \ che inquieta mi trovi \ e in quiete \ mi sfiori.
 
l’atroce circo \ delle foglie secche \ geme come crepa nel muro. \ fuggi da \ questo amore \ dissennato. \ lasci che sfiorisca \ la rosa selvatica. \ in terra arida \ senza un raggio di sole.
 

e se un giorno il mio libro d’amore \ sarà scritto \ e voi avrete freddo \ scaldate prima il cuore e \ poi le mani \ date fuoco ad ogni pagina e \ lasciatemi libera davvero.

e allora lui \ riuscirà a dirlo \ che mi amava davvero. \ e sarà bellissimo e \ impetuoso. \ sarà pieno di lampi. \ sarà nel mio cielo. \ come un temporale.
 
sei sepolto dalla neve ora e \ firenze deve essere così bella
 
ti circondi ti nutri e ti distruggi e \ a me \ tua amante invisibile \ dai ogni volta un brivido \ un’incisione \ un cantico \ una lingua \ senza parole.
 
c’era un posto \ che io ho sempre sentito vuoto. \ ed ora tu abiti lì. \ sei il mio dio insondabile
. \ come una musica che dilaga \ mi risuoni e contieni le note \ che mi fanno danzare
 
poi tu sei entrato \ in un soffio \ come brina sulle ciglia \ hai riaperto la mia porta \ il giorno del banchetto delle ore
 
ci sarà data un’occasione \ per sfiorarci gli occhi \ con la punta delle dita ? \ ci sarà dato un altro tempo ? \ un altro battito ? \ un’altra trama ?

come me \ hai ali \ fradice \ di pioggia.
 
ormai non più storia di lui e me \ ma mia storia assoluta. \ mia tragedia. \ mia epica. \ mia divina commedia.
 
chiuse gli occhi e \ vide firenze avvolta in un manto di neve e \ il ragazzo greco che dormiva \ con le mani lungo i fianchi... \ il ponte alle grazie e \ il banchetto delle ore, \ gli angeli in volo \ sulle lapidi del cimitero inglese.
 
e il vento che soffiava forte \ dentro le sue ossa malate a Venezia.
 
Orsarossa, Il banchetto dell’Angelo
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venerdì, gennaio 12, 2007
Un buio afoso grava sul giaciglio
e respira con affanno il petto...
Forse, più d’ogni cosa prediligo
l’esile croce e una via segreta.
 
1910
 
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categoria:poesia
lunedì, gennaio 08, 2007
Fuga
 

Anima, andiamo. Non ti sgomentare

di tanto freddo, e non guardare il lago,

s’esso ti fa pensare ad una piaga

livida e brulicante. Sì, le nubi

gravano sopra i pini ad incupirli.

Ma noi ci porteremo ove l’intrico

dei rami è tanto folto, che la pioggia

non giunge a inumidire il suolo: lieve,

tamburellando sulla volta scura,

essa accompagnerà il nostro cammino.

E noi calpesteremo il molle strato

d’aghi caduti e le ricciute macchie

di licheni e mirtilli; inciamperemo

nelle radici, disperate membra

brancicanti la terra; strettamente

ci addosseremo ai tronchi, per sostegno;

e fuggiremo. Con la piena forza

della carne e del cuore, fuggiremo:

lungi da questo velenoso mondo

che mi attira e respinge. E tu sarai,

nella pineta, a sera, l’ombra china

che custodisce: ed io per te soltanto,

sopra la dolce strada senza meta,

un’anima aggrappata al proprio amore.

 

Madonna di campiglio, 11 agosto 1929

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categoria:poesia
lunedì, gennaio 08, 2007

Perché i veri amanti alla presenza della persona amata non riescono ad esprimere ciò che avevano pensato, se non ritirandosi?

Perché l'amore che gioisce della presenza del coamato abbandona ogni altro impegno; Seneca, a questo proposito, scrive che " il vero amore non tollera altri pensieri. Ciò che è suo gli è sufficiente"
Quando la presenza degli amanti si è sciolta, si ricorda dei pensieri di prima.



Anonimo di Erfurt  * De zelotipia -Tractatus de perfecto amore*






...Nei tuoi occhi il mio volto e il tuo nei miei,

e nei volti riposano cuori leali e puri.

Dove emisferi migliori troverei

senza Ovest calanti, senza Nord duri?

Non fu unito equamente ciò che muore;

se i nostri amori sono un solo amore

o uguali durano, dei due nessuno muore.


 

John Donne  da *Il buongiorno*
 trad: P.Valduga

 





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categoria:poesia, testi