Lettura e montaggio di Dumoulié, Zizek, Freud, Lacan, Hegel – Parte I
- L’amore, dice Lacan, è sempre “l’amore in faccia”, l’amore narcistico di sé nell’altro, la domanda di essere amato. L’amore come incontro di due desideri, che non sono più due mancanze, due “assenze”. Ma per vedere l’Altro come Soggetto desiderante e diventare oggetto del suo desiderio, io devo essere “assente” da me stesso. L’amore funge da resistenza contro il desiderio. L’amore è “un dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole”.
- C’è (prima di tutto) il concetto psicoanalitico del fantasma, il punto oscuro rappresentato dal piacere dell’Altro. Questo “godimento” dell’Altro disturba la calma interiore della nostra omeostasi psichica.
“Che cosa vuole l’Altro da me? Che cosa sono io per l’Altro, per il suo desiderio?”
L’impotenza puramente organica del bambino diviene l’impotenza psichica dell’adulto di fronte al richiamo dell’altro. Non sappiamo bene che cosa fare dell’Altro, dove situarlo rispetto a noi. I legami sociali nascono sfruttando questa assenza di relazione con l’Altro. Chi è l’Altro per me, in che modo può costituirsi come soggetto di piacere e non più oggetto.
- Hilflosigkeit, la sensazione di essere senza difese. “Ora, l’intera esistenza umana sembra perpetuare questo stato d’abbandono, e le esigenze narcisistiche del principio di piacere spingono gli uomini a ritrovare una situazione infantile di richiesta d’aiuto e d’amore”.
- L’Hilflosigkeit, il vuoto primordiale nel quale si trova il bambino dà inizio al bisogno di un originario “attaccamento appassionato” fantasmatico. Il Fantasma dell’Altro è sempre presente, lo è dall’inizio. È protezione dall’Abisso primordiale e insieme sottomissione ad una figura protettiva (paterna).
- “Che cosa sono io per l’Altro? Perché mai sono quello che l’Altro dice che io sono?”
L’isteria è il rifiuto di farsi oggetto del desiderio dell’Altro. Ulisse incatenato dal canto delle Sirene, non è il farsi immobile e sordo al loro richiamo l’affermazione dell’autonomia del piacere! Non sentire il canto è il non accorgersi di loro, ma sapere che ci sono. La rinuncia al piacere non mi lega a nessun’Altro, ma al suo fantasma. Si tratta di passare attraverso l’isola dei fantasmi. Ma questo Fantasma, questa cosa spaventosa sono io stesso che mi riconosco come oggetto di piacere, labbra, bocca, orecchie, orridi capelli delle Sirene, tutto diventa oggetto parziale, dunque spaventoso, e blocca le parole in gola, mi condanna al silenzio. Ulisse condanna le Sirene al silenzio al quale lui stesso è condannato. L’Altro che vuole un oggetto parziale, la bocca, il fallo, la testa di Giovanni Battista, non ottiene che morte.
La pulsione del Soggetto è sempre pulsione di morte, non esiste pulsione di desiderio, ma soltanto il desiderio dell’Altro.