Ogni volta che mi metto a scrivere e lascio che la mente vaghi a volontà, ecco le parole è così buio, o qualcosa che ha a che fare con l’oscurità. Il terrore. Il terrore della città. La paura d’esser sola. C’è soltanto una cosa che m’impedisce di saltar su, d’urlare o di precipitarmi al telefono e chiamare qualcuno, ed è il pensare volutamente al passato in questa luce calda… la luce bianca illumina gli occhi chiusi, la luce rosa che brucia le pupille. Il calore vivido e pulsante di un masso di granito. Il palmo della mano vi poggia aperto e si muove sopra i licheni. La grana dei licheni. Minuta come le orecchie di minuscoli animali, una seta calda e ruvida sulla palma che s’attacca ai pori della pelle. E il caldo. Il profumo del sole sulle rocce calde. Secco e caldo, e la seta della polvere sulle guance che profumano di sole. Il sole.
Il sesso per le donne è essenzialmente emotivo. Quante volte lo hanno scritto ? Eppure c’è sempre un momento, persino con l’uomo più intelligente e sensibile, in cui la donna lo guarda al di là di un abisso; lui non ha capito; lei di colpo si sente sola; s’affretta a dimenticare quel momento perché se non lo fa dovrebbe ripensarci.
Da quando lui l’aveva lasciata non era mai riuscita a raggiungere l’orgasmo vaginale. Riusciva ad arrivare all’acuta violenza dell’orgasmo esterno, la sua mano diventava la mano di Paul, ma rimpiangeva in quei momenti il proprio vero io. Dormiva, eccitata, nervosa, esausta, barando con se stessa. E adoperando così Paul, finiva col ritrovare la sua parte “negativa”, l’uomo pieno di sfiducia in se stesso. La sua vera personalità s’allontanava sempre più da lei. Per Ella era diventato difficile ricordare il calore dei suoi occhi, le tenera ironia della sua voce. Dormiva accanto al fantasma della sconfitta.
Si dice che quando s’innamorerà di un uomo sarà di nuovo normale: una donna in cui il sesso sarebbe rifluito e sbocciato rispondendo al sesso di un uomo. La sessualità di una donna è, come dire, contenuta da un uomo, se è un vero uomo; una donna è, in un certo senso, addormentata dalla sua presenza, e non pensa al sesso.
Celle qui dort
Celle qui dort inquiète au profond
de toi, la petite effrayée invincible,
sais-tu que je la touche parfois
sans la tenir, même en rêve, où nous pleurons
*Jean-Charles Vegliante*
Les Oublies, Obsidiane, Collection Les Solitudes

Da “Terresdefemmes”
Non-couleurs de noms d’arbres.
Hivers plantés d’arbres vieux.
Arbres d’aucune sorte.
Neiger nageant en sa blancheur.
(Au plus pur des lèvres
est neige souveraine,
fidèle neige en forme
d’arbre, en forme de jeu ;
en dessin de lèvres. De feu.)
*
Non colore dei nomi d’albero.
Inverni di vecchi alberi piantati.
Alberi senza nome.
Nevica fluttuando nel bianco.
(Nella purezza delle labbra
è neve sovrana,
neve fedele in forma
d’albero, in forma di gioco;
disegno di labbra. Di fuoco)
*
Nombres et neiges
à l’étroit des jambes entreparlés.
Et ma bouche. Senteurs de menthe,
de fraîches rosées, « au plus près
de tes prés ». À neige apparue :
seins vifs - excessifs tremblés
sous mon toit. Amours en confins
de neiges ta bouche.
Dans la mêlée des corps et des parfums,
Au défaut de parole,
Neige en définition de silence.
Numeri e neve
Nella strettoia delle gambe incrociate
E la mia bocca. Sentore di menta,
fresca rugiada, “ vicino
ai tuoi prati ”. La neve appare:
seni brucianti-eccessivi tremanti
sotto il mio tetto. Amori ai limiti
di neve la tua bocca.
Nell’intreccio dei corpi dei profumi,
In difetto di parola,
Neve in definizione di silenzio.
Fuori dalla consueta dialettica tra significante e significato. Jean Paulhan, scrive Sollers, si occupava di linguistica, senza parlare di significante e significato. Più precisamente: « Le langage est devenu, après 68, une sorte de question de cours universitaire. Personne, dans la vie courante, n’a la vive conscience permanente qu’il y a un signe, un signifiant et un signifié. […]. Paulhan a eu cette conscience ».
Nella lettera c’è la solitudine dello scrivente e l’ombra dell’altro, il suo spettro. Il segno si accorda alla parola, ed evoca il reale. Nel mondo ibrido dei blog, qualsiasi segno si perde nel mare dell’indifferente. Nei suoi Quaderni Cioran riporta ogni genere di disastri derivanti dal corrispondere con sconosciuti; la propria vita invasa dall’estraneità. L’epistolario, genere non più praticato, è lo scambio di due “identità”. L’alterità assoluta, che rende il mondo virtuale, è la fine della “corrispondenza”. Io entro in “amorosa” corrispondenza per fuggire ad un tempo la prigione solipsistica e il linguaggio dei corpi. Se tutti i corpi parlano “democraticamente” lo stesso linguaggio, ma nella babele linguistica per lo più incomprensibili gli uni agli altri, non resterà come fine (scopo) ad ogni corpo che andare in cerca della propria anima perduta. « Je sens que les oiseaux sont ivres \ d’être parmi l’écume inconnue et le cieux », oggi che « le vide papier que la blancheur défend » non è più.
La lettera manifesta una prossimità privilegiata all’evento. O forse è che la parola sopravvive ad un evento, e un amore, senza futuro; l’accoppiamento impossibile tra l’essere e il nulla, la pienezza d’essere e il vuoto d’essere, “entre le vide et l’événement pur” (Badiou). Il fiore appassito non è più quello che era, ma mantiene sempre il suo nome; questo nome si chiama “verità”, la sua lingua è la poesia, “e io vi trovo sempre più bella, nonostante il tempo che passa”. La verità è, può essere, un accidente dell’essere; in ciò i libri sono la sospensione del mondo. Mallarmé ripete Hegel che ripete Descartes, affermando che ogni parola autentica, o verità di parola, ha il potere, e forse il compito, di negare la dura evidenza dei fatti, delle cose, e contro la forza del contingente far perdurare l’evento. Questo significa aprire un mondo alla soggettività, dove alla durezza del preesistente sia sostituita la malleabilità di un pensiero in divenire.
Se c’è ancora una verità che non è di questo mondo, che questo mondo non ha capito, questo vuol dire che ci si nasconde (e ci viene nascosto) ancora dietro asserzioni di esistenza per impedire il ritorno del soggetto. Affinché ci sia “linguaggio”, occorre un soggetto, che parla qui. Qui, dove? In un mondo che gli permette di apparire.
La scrittura diventa l’epifania di un soggetto collettivo dell’enunciazione, ma come può un soggetto collettivo enunciare qualsiasi cosa ? Appoggiandosi su una passione e una potenza collettiva o conservando l’eteronomia del soggetto desiderante, il suo andare sempre verso l’altro, il suo essere “altrove” sul mare della verità: “fluidità dell’identità” e “esposizione all’altro”, in presenza di un sentimento nel quale siamo immersi, piuttosto che in un ambiente continuamente mutabile che non scalfisce i corpi degli individui. Il pericolo della caduta è qui un materialismo virtuale che trascini tutti i corpi nello stesso flusso desiderante indifferenziato. Si tratterà, invece, di uscire definitivamente dalla prigione del corpo-ambiente-virtuale, in vista di un mondo trans-virtuale-poetico, ancora da definire. Una parola-sonora, una parola-corpo, ma anche una parola-dialettica tra “creatività e follia, tra invenzione e déperdition”, sempre preservando alla scrittura il suo spazio silenzioso.
Link su lessness: Eteronomia I e II