giovedì, gennaio 24, 2008

L’uomo ha una struttura polare per cui la parte superiore corrisponde esattamente alla parte inferiore. Il polo superiore e inferiore sono omotipici e il sistema urogenitale del polo inferiore corrisponde, dal punto di vista degli organi e delle funzioni, esattamente al sistema respiratorio e vocale del polo superiore. Inoltre il sistema e l’attività del sesso trovano la loro esatta corrispondenza polare nel sistema e nell’attività della voce. Le secrezioni del sesso e quelle della parola sono omotipiche, le ultime maturano come le prime ed escono all’esterno per la fecondazione. Vi è un certo paradosso insito in questa omotipia, e lo si smarrisce se non si tiene in conto che il seme apparentemente è solo una goccia di liquido: in verità è un esser altissimamente misterioso, un essere intelligente, come dicevano gli antichi, poiché è il portatore della forma, di qualcosa di più sapiente di quanto il più sapiente potrebbe escogitare, della ragione oggettiva e di quella soggettiva, del pensiero; e inoltre è carico di energie occulte il cui scambio rappresenta il centro dello scambio tra i sessi. Il seme ha cioè il suo morfema, il suo semema e il suo fonema: e questa è la parola, che produce il legame soprattutto da parte dell’ousía umana. Tutto ciò che si dice contro la parola pronunciata, contro la sua presunta nullità, ugualmente vale per il seme, salvo che qui l’accento non va tanto sulla insignificanza materiale della goccia di seme, ma sulla sua mancanza di struttura e di significato, mentre le obiezioni alla parola muovono contro la sua materialità.

Pavel Florenskij

 

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sabato, gennaio 12, 2008

La malattia morale1 . Una lettura. Prima parte (cap. I-III)

 

“L’uomo calcolabile”. Il lavoro disciplinare all’opera nella produzione di corpi che possano riprodurre, e non solo produrre, le condizioni necessarie alla sopravvivenza della società capitalistica. Una società di produzione, non solo di merci, ma di corpi assoggettati. “Uomo soggetto alle regole, dunque calcolabile”. Il pazzo come prodotto di scarto del Capitale. La società “fabbrica pazzi” così come “fabbrica” soggetti sani. La normalità e lo scarto, parafrasando Ganguilhem.

La “voce dei soggetti”, degli alienati, viene registrata, catalogata, archiviata, è la grande macchina predisposta all’internamento degli individui marginali, inadatti a vivere in società. Il medico è un “inquisitore”, vuole svelare se il malato “crede” alle sue idee deliranti, oppure ne è “vittima” inconsapevole. La differenza tra il “detenere” un sapere non “rintracciabile” e l’incapacità d’intendere la reale portata delle “voci interne”, è la stessa che passa tra realtà e finzione. È l’istituto stesso della “confessione” in ambito psichiatrico a determinare una “finzione di follia” contro la “folle verità” del soggetto custodita da un silenzio impenetrabile. I soggetti della follia non parlano, ma mimano la loro pazzia. La “curiosità” di chi cura fa uscire il soggetto da sé, lo porta insieme al medico sul palcoscenico, il teatro dove si recita la commedia della follia. Marinai greci (come Cristo Belo) che non parlano italiano non sono in grado di “recitare” poiché non possono portare prove convincenti, ovvero non possono incarnarsi in un soggetto folle.

L’invito alla scrittura ha il solo scopo di sottrarre al malato informazioni. La vita di un uomo non è più espressione libera, attraverso la scrittura e l’arte, dai vincoli della materia, ma si riduce ad essere l’ingranaggio di un dispositivo.

 
1   Mario Galzigna, La malattia morale. Alle origini della psichiatria moderna. Edizione on line.

 

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