lunedì, marzo 31, 2008











:


fin nella caverna cielo e suolo
e una a una le vecchie voci
d’oltretomba
e lentamente la stessa luce
che sulle piane di Enna in lunghi stupri
macerava poco fa i capillari
e le stesse leggi
che poco fa
e lentamente nell’orizzonte che spegne
Proserpina e Atropo
Adorabile d’incerto vuoto
Ancora la bocca d’ombra

 
BECKETT, Poesie

 

***

 
 

C’è un’isola vasta, Trinacria, ammassata sopra le membra di un gigante.

Allora la terra trema, e perfino il re dei morti muti ha paura che il suolo si squarci e che una larga voragine ne dischiuda i segreti e che la luce irrompendo semini terrore e confusione tra le ombre.

Non lontano dalle mura di Enna c’è un lago che si chiama Pergo, l’acqua è profonda.

La terra mi dischiude un cammino, io scorro in caverne dentro le sue profondità, e qui levo fuori il capo e rivedo le stelle quasi dimenticate

Proserpina: … regina , signora del mondo buio

 
OVIDIO, Metamorfosi, Libro V, v. 341-571

 

***

 

ciel dans le crépuscule de la présence
imagine fleurs dans la nuit astrale
paroles qui précipitent des sons de silence
dans le vide de forêts disparues
lieus éternels d’absence
reflétés supprimant les astres
lumière pure qui frappe le cœur
caverne de colonnes creusées
de l’autre côté du silence
cieux profonds sombres se déplacent
abîmes lumineux du bleu
débordent dans l’eau du matin

 

http://ibridamenti.splinder.com/post/16537911/METAMORPHOSE


 

postato da: alfred58 alle ore 18:47 | Permalink | commenti (5)
categoria:poesia, ibrida-menti
venerdì, marzo 21, 2008

“Almeno una cosa è certa: che Nietzsche ha scritto, se non compreso, “Ecce homo”. Ecco l’uomo, quello che grida: Ut quid dereliquisti me? Ecco l’uomo abbandonato, l’abbandono dell’uomo. Ecco l’uomo, l’essere abbandonato. Il destino dell’amore è congiunto a quest’abbandono.

 
“Derelizione dell’essere : ci sono degli abbandoni crudeli e degli abbandoni pieni di grazia, ce n’è di dolci, di impietosi, di voluttuosi, di frenetici, di felici, di disastrosi, di sereni. La sola legge dell’abbandono, come quella dell’amore, è di essere senza ritorno e senza ricorso.” 1

 

***

 

L’Ecce homo è l’uomo abbandonato, spogliato e privato della sua umanità, del suo esser-ci. Pilato abbandona Gesù al suo destino; il ritorno all’indifferenza dell’essere senza ritorno. Cristo offre il proprio corpo in remissione (del peccato), ma rimette l’anima tremante nelle mani del Padre.

 

1   J. L. Nancy, L’essere abbandonato, Quodlibet

 


postato da: alfred58 alle ore 20:57 | Permalink | commenti (12)
categoria:filosofia
venerdì, marzo 21, 2008



Nel diario di tua figlia così giovane
un gattino apre gli occhi sulla vita
le pietre seminate sulla sabbia
brillano
e il corpo ha i segni rossi del dolore.
Intanto il primo passo è un passo falso
ma ha la speranza di piccole strade
dove l’amore può saltare subito
come fa uno scoiattolo e non sa…

Tutto il passato è un tributo alla morte.


Rati Saxena



da One Window & Eight Bars, Kritya,
Trivandrum (Kerala, India), 2007, p. 71

traduzione di Massimo Sannelli

 

 

 


postato da: farouche alle ore 12:13 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia
domenica, marzo 16, 2008

versami dentro luce
viola
attraverso cielo
liquido

corpo a
corpo con il blu

attracco
nel porto degli occhi
bianco innocente e
blu

 

postato da: alfred58 alle ore 14:50 | Permalink | commenti (10)
categoria:poesia
domenica, marzo 16, 2008

Avec ses ruines colossales, sa profusion de palais, de coupoles et d’églises entre lesquels circulaient (ou se trouvait coincé) le flot des voitures, ça faisait penser aux ossements de quelque monstre prédateur d’une espèce disparue depuis longtemps et dont une armée d’insectes à carapace s’acharnait à ronger ce qui pouvait encore rester de chair accrochée a ces falaises de pierre, ces arcades, ces thermes, ces dômes boursouflés et creux. Comme l’accumulation (les cyclopéens et ambitieux entassements d’architraves, de frontons, de corniches, de volutes, de trophées, de baldaquins, de pietàs et d’angelots dorés) laissée derrière elles par de successives dynasties de personnages aux mêmes visages pensifs, glabres et impitoyables sculptés dans le marbre, couronnés de lauriers, de tiares ou de chapeaux de cardinaux.

et soudain, au-dehors, sans un éclair ni quelque grondement annonciateur, d’un coup, la pluie tropicale se mit à tomber : non pas ce grignotement ou même ces crépitements dont un orage fouette parfois les vitres, mais diluvienne, primitive, verticale, aveugle, avec un bruit majestueux de cataclysme et de désastre, semblable à quelque chose comme un réseau liquide qui, en quelques secondes, allait transformer les chaussées défoncées en lacs, en rivières…

L’air immobile a cette tiédeur pour ainsi dire intestinale, charnelle, caractéristique de l’Inde, chargée de ces imprécises senteurs à la fois végétales et animales qui, le matin, avant l’étouffante fournaise de l’après-midi, semblent suspendues comme de légères exhalations d’herbes, d’essences et d’espèces inconnues.

Dans les ténèbres viscérales de quelques ventre, de quelque matrice originelle aux lourdes senteurs de fleurs inconnues, aux noms inconnus, qui en pourrissant exhalaient un entêtant et subtil parfum de décomposition et de mort s’était dressée pour les accueillir la matérialisation même, insolite, vaguement menaçante, de ce continent lui-même fabuleux…

 
(Claude Simon, Le jardin des plantes)

 

***

couleurs sons et parfums se répondent dans l’air liquide joie folle de vie et de mort  mêlées dans la nuit du monde végétal en proie à une lassitude de tout l’être là où se forment de nouvelles hiérarchies on attend l’aube sous les arbres couchés dans les herbes folles et humides de rosée.

 

postato da: alfred58 alle ore 11:21 | Permalink | commenti (1)
categoria:testi, letteratura
domenica, marzo 09, 2008

VESTITI

Spesso quando vedo vestiti con molte pieghe, gale e ornamenti, che si posano bellamente su bei corpi, penso che non si manterranno a lungo in quello stato ma prenderanno pieghe, che non si possono più rimediare stirando, e polvere, che ingrossando nell’ornamento stesso, non si potrà più allontanare e che nessuno vorrà far una così triste e ridicola figura, mettendo ogni giorno al mattino lo stesso vestito prezioso, per levarselo la sera.
Eppure vedo delle ragazze, che sono belle e mostrano diversi muscoli provocanti e piccole ossa e la pelle tesa e masse di capelli sottili, e che giorno per giorno pur compaiono in questa mascheratura naturale, posano sempre la stessa faccia nelle stesse palme delle mani e la lasciano riapparir nello specchio.
Solo qualche volta a sera, quando tornano tardi da una festa, il viso appare loro consunto, gonfio, impolverato, visto da tutti ormai, e che non si può più portare.

 

 

GLI ALBERI

Perché siamo come tronchi nella neve. Apparentemente vi sono appoggiati, lisci, sopra, e con una piccola scossa si dovrebbe poterli spingere da una parte. No, non si può, perché sono legati solidamente al terreno. Ma guarda, anche questa è solo un’apparenza.

 

 

postato da: alfred58 alle ore 16:36 | Permalink | commenti (10)
categoria:letteratura