sabato, luglio 28, 2007

28-07-2007. Inaugurazione mostra: “BaTTiTi e altri echi del cuore” – Ostuni e Mesagne

 
IN RETE: www.echidelcuore.splinder.com
 


Autre éventail
 
de Mademoiselle Mallarmé
 
O rêveuse, pour que je plonge
Au pur délice sans chemin,
Sache, par un subtil mensonge,
Garder mon aile dans ta main.

Une fraîcheur de crépuscule
Te vient à chaque battement
Dont le coup prisonnier recule
L’horizon délicatement.

Vertige ! voici que frissonne
L’espace comme un grand baiser
Qui, fou de naître pour personne,
Ne peut jaillir ni s’apaiser.

Sens-tu le paradis farouche
Ainsi qu’un rire enseveli
Se couler du coin de ta bouche
Au fond de l’unanime pli !

Le sceptre des rivages roses
Stagnants sur les soirs d’or, ce l’est,
Ce blanc vol fermé que tu poses
Contre le feu d’un bracelet.

(Mallarmé, Poésies)

 

Altro ventaglio

                                    della Signorina Mallarmé

O Sognatrice, perché io m’immerga
Nella pura delizia senza passaggio,
Sappi, con delicata bugia,
Tenere la mia ala nella tua mano.

Una freschezza di crepuscolo
Ti giunge a ogni battito
E il colpo prigioniero respinge
L’orizzonte delicatamente.

Vertigine! ecco che freme
Lo spazio come un lungo bacio,
Che, folle di nascere per nessuno
Non può sgorgare o calmarsi.

Senti il paradiso selvaggio
Come un riso sepolto
Scivolare dall’angolo della tua bocca
Al fondo dell’unanime piega

Lo scettro delle rive rosa
Stagnanti sulle sere d'oro, lo è,
Questo bianco volo chiuso che tu posi
Contro il fuoco di un bracciale.

(Traduzione mia)

 
 

“Nessun cuore anima del proprio battito il mondo di Mallarmé. Il segnale che egli ne riceve è il ‘gelido scintillio’, il luccichio inumano, acuto e intermittente, la rapida alternanza tra la luce e la notte si sostituisce alla sistole e diastole degli autori che concepivano il cosmo come una grande vita.”

(Starobinski, Mondo morto, cuori pulsanti, in Azione e reazione)

 
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martedì, luglio 24, 2007

Tra orizzonti che il tramortito blu
umbro copre di assolate fiumare
e crinali arati che si perdono su
nel cielo, così tersi da incrinare
la cornea, o in valli che aprono
lucidità di baie, ...

....................................

L’esser povero era solo un accidente
mio (o un sogno, forse, un’inconscia
rinuncia di chi protesta in nome di Dio...)
Mi appartenevano, invece, biblioteche,
gallerie, strumenti d’ogni studio: c’era
dentro la mia anima nata alle passioni,
già, intero, San Francesco, in lucenti
riproduzioni, e l’affresco di San Sepolcro,
e quello di Monterchi: tutto Piero,
quasi simbolo dell’ideale possesso,
se oggetto dell’amore di maestri,
Longhi o Contini, privilegio
d’uno scolaro ingenuo...

Da “La religione del mio tempo

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categoria:poesia, arte
giovedì, luglio 12, 2007





Rubrarebours
di Giorgio Bevignani

 

Si può tentare “voyeuristicamente”, come in rubrarebours*, di guardare nel cuore umano, ma è un tentativo e tale rimane; “guardami nel cuore” è una metafora perché nulla si percepisce del cuore dell’uomo.
Un fitto reticolo di pelle, ossa, nervi protegge l’organo che è più esposto al vedere degli altri, ma, allo stesso tempo, più segreto. Lo sguardo non fissa un presente pulsante, ma la contrazione di un frammento di passato, immobile. Il cuore “rubrarebours” dice di me quello che sono stato: un palpito che affonda nell’eternità del tempo e là s’immobilizza; un battito nel tempo immobile; la rossa scia di sangue che è ogni vita si stempera nel colore del cielo.

Sezionare un corpo, “operare” su un corpo, è un vedere. L’arte è innocenza di uno sguardo che non da giudizi di sorta. “Il pittore è l’unico ad aver diritto di guardare tutte le cose senza alcun obbligo di valutarle. Si direbbe che davanti a lui le parole d’ordine ‘conoscenza’ e ‘azione’ perdano il loro potere 1 ”. Il pittore, lo scultore, non evade dalla realtà, ma “rende tutto più reale” (G. B.). Quello che riesce a vedere, se gliene danno il tempo e lo spazio, diventa “finalmente” reale. Il cuore stesso, così nascosto agli occhi degli altri, ha bisogno di “realizzarsi” in un’opera, di “mostrarsi”, di lasciarsi vedere come corpo senziente. Per scrivere ci si ritira in un angolo del proprio cervello lasciando fuori il mondo. Per dipingere, per creare, il corpo dell’artista deve trovare un angolo nel mondo: “ È prestando il suo corpo al mondo che il pittore trasforma il mondo in pittura 2 ”.

1-2  Merleau-Ponty, L’Occhio e lo Spirito

 


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