Soglia: oh, pensa che è, per due che si amano
logorare un po' la propria soglia di casa già alquanto
consunta
anche loro, dopo dei tanti di prima,
e prima di quelli di dopo... leggermente
(Rilke, Nona Elegia)
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Anche noi vogliamo essere,
dove il tempo dice la parola di soglia,
che, mille anni giovane, si alza dalla neve,
dove l’occhio errante
si calma nella propria sorpresa
e capanna e stella
stanno nel blu da vicini di casa,
come se la strada fosse già percorsa.
(Celan, Sotto il tiro di presagi)
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Schwellenwort (parola di soglia). Anche noi vogliamo essere, \ Dove il tempo dice la parola di soglia. Dire la parola di soglia, nominare è già fare i conti con la scomparsa della cosa nominata, con la morte che si annida nel cuore stesso dell’esistenza. Soglia da attraversare certo, la morte, non come passaggio tra un dentro e un fuori, ma tra un essere ancora e un non essere già più. il linguaggio è sempre metaforico perché è metafora dell’essere, solo metafora senza coincidenza, nessuna parola potrà mai coincidere con il suo oggetto, così come nessun amore coinciderà mai con l’amato. Eccoci, per ora, ad una prima conclusione: la parola è destinata a farsi traccia, a diventare scrittura, a segnare una dif-ferenza tra essere e non-essere, assenza e presenza. “Come se la strada fosse già percorsa”, e nella sorpresa dell’occhio ogni separazione annullata nel blu.
L’unità della natura o l’unità dell’essere, comunque intendiamo questo ricondurre all’unità ciò che era separato, non è un’ipostasi, perché è nel nostro esser-ci che avviene la sintesi a priori del tempo. “L’esser-ci è il tempo stesso” (Heidegger). Noi siamo, vogliamo essere, dove il tempo dice la parola di soglia. La parola, dunque, come mediazione tra l’essere e il non-essere. Questo ci fa anche dire che la parola non è mai interamente proferita, che non c’è mai una parola definitiva, quindi una presa di coscienza dell’essere. La scrittura, parola di soglia, lama del vivere che insidia e ritaglia, profonda apertura nel cuore dell’essere che mette in pericolo la vita stessa. Ma “dove il pericolo cresce, cresce anche ciò che salva” (Holderlin).
“Noi siamo come ospiti nel mondo. Nel linguaggio si compie l’unificazione di cosa e mondo, ma anche il loro essere nella ‘distinzione’. Questa separazione si manifesta come ‘dolore’, si compie come dolore. Il viandante che in Trakl passa la soglia impietrito dal dolore, connette ciò ch’è separato, dall’esterno nell’interno.” (C. Fabro)
“Dialoghi con cortecce d’albero. Tu \ scorzati, vieni, \ scorzami dalla mia parola. \ Tardi com’è, così nudi e vicini alla lama \ vogliamo essere.”. Parola corteccia d’albero, limite tra me e te, soglia e lama.
Se le cose prendono congedo da noi “Riunito è tutto ciò che vedemmo, \ a prender congedo da te e da me...” (Celan, Di soglia in soglia)
“Poiché già la notte e l’ora, \ che dà un nome sulle soglie \ a chi entra e chi esce, \ approvò quanto facemmo, \ poiché nessuno come terzo, c’indicò la via, \ ecco che ombre non verranno \ separate...” (Celan, Insieme, in Di soglia in soglia). La parola come attestazione di una presenza non comporta né un’origine né una fine, non mette in dubbio il venire alla luce degli esseri naturali dal nulla e il ritornare nel nulla, non prevede il tempo come distruzione.
“La morte è un fiore che solo una volta fiorisce. \ [...] non fiorisce nel tempo. \ [...] Tu lasciami essere uno stelo” (Celan)
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Verde un risveglio
oltrepassò la soglia
di ramo in fiore
in verde rifiorire
S’instillò placido
carminio centro
scosso sussulto
espanso esteso
traboccò in rivolo
tortuosamente
trascinò petali
s’illuminò.
(R. R. Florit, da Piante occulte, raccolta inedita)
Lei s'incammina in questa notte antica
oltrepassando del buio la soglia
nel mantello gelato che l'intrica
e riscalda, annaspa, misera foglia
vagante o migratoria, d'Asia amica
attraversando il Bosforo si sfoglia.
Petalo sparso, incandescente lava
nascosta nella folla che s'incava.
(R. R. Florit, inedita)
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