“siate delle molteplicità, fate rizoma, create delle alleanze...”.
Nella notte, tra stanchi piaceri
Infinita cade l’ombra tra noi, denudata ferita,
Segreto inconfessabile di un’infanzia inerme,
Cinerea legge dal volto minaccioso.
Tu sei altrove, tra le vespe e le orchidee,
Là ti ritroverò, lontana dall’orrore,
Combattiva tenera e fragile, come una bimba,
Lontana da morali e peccati,
Là ti coglierò, tra le giunchiglie e i narcisi.
Dissolta ogni colpa, risorgerai vittoriosa,
Bianca leggera e libera, rosa su rosa,
Mondo diverrai, animale vento e uomo.
Ora seguimi, lungo le tracce scavate dall’acqua.
NOTE:
………………
MARIO GALZIGNA, Poesia d’amore
La vespa e l’orchidea fanno rizoma in quanto sono eterogenee. [...] Vero divenire, divenire-vespa dell’orchidea, divenire-orchidea della vespa. [...]
La pantera rosa non imita niente, dipinge il mondo del suo colore, rosa su rosa, è il suo divenire-mondo, in modo da divenire impercettibile essa stessa, essa stessa asignificante, fare la sua rottura... Saggezza delle piante: perfino quando sono a radice, c’è sempre un di fuori dove fanno rizoma con qualche cosa – con il vento, con un animale, con l’uomo. [...] Segui i rigagnoli che l’acqua ha scavato, così conoscerai la direzione dello scorrimento. [...]
Che vuol dire amare qualcuno? Sempre coglierlo in una massa, estrarlo da un gruppo, anche ristretto, a cui partecipa, non fosse che per mezzo della sua famiglia o altrimenti; e poi cercare le sue proprie mute, le molteplicità che racchiude in se stesso, e che sono forse di tutt’altra natura. Congiungerle alle mie, farle penetrare nelle mie e penetrare le sue, nozze celesti, molteplicità di molteplicità. Nessun’amore che non sia esercizio di spersonalizzazione...
G. DELEUZE - F. GUATTARI, Mille piani
Io amo e dubito, ed è vano, è vano,
Amare e dubitare come uno che deve morire
Pianificando ciò che è bene, benché non sia che inverno,
Quando è giunta la primavera,
La giunchiglia e il narciso selvatico.
DYLAN THOMAS, Poesie inedite
Siamo esseri che ritornano, noi ritorniamo sempre da chi amiamo, non per un’idea di fedeltà, per un’idea di casa, di accoglienza, di amicizia.
RITA R. FLORIT, Lettera
« Pensava: ti amo, benché non sappia se il mio amore nasca soltanto da te e da me, o se non l’abbia destato dal nulla colui che già nel nulla è tornato, e se questo amore sia un legame tra noi due, oppure il riflesso di un altro amore che appena articolò le sue prime parole una sola volta prima di affondare tra le gelide spume di acque mortali, per non incarnarsi mai più in un corpo e in una voce, non so da dove sia scaturito il mio amore per te, ma ovunque abbia tratto la sua origine e i suoi primi incantamenti, mai cesserò di amarti, poiché, se esisto, è solo per affermare con tutto me stesso, io, non amato, il bisogno di amare...».
JERZY ANDRZEJEWSKI, Le porte del paradiso